La strana storia di Giuditta

Ambiente, Editoriale, News — By on 11 novembre 2010 18:51

La barca dolorosamente spiaggiata e praticamente distrutta sulla costa di Le Castella, dentro il parco di Capo Rizzuto si chiama Giuditta, è un Sun Odyssey 43. L’avevo comprata da una compagnia di charter perché era l’unica disponibile in Mediterraneo con il nome di mia figlia e di sua nonna e costava una cifra ragionevole. Era un poco al limite delle mie possibilità economiche: insomma al limite dei cinquant’anni mi ero preso un rischio, su cui investire i risparmi. Dentro c’era tutta la mia passione per il mare: infinita. Una passione che mi ha portato a vivere per il mare e sul mare, per venti anni nella redazione della più antica rivista di nautica da diporto, di cui sono stato direttore responsabile per quindici. Non era un oggetto di ostentazione, nè di conquista. Era il mio strumento per le vacanze, navigare, esplorare. La vicenda è di per se assurda: era ben protetta in un porto della Grecia, con la missione il prossimo anno di portarmi verso Oriente. Dopo le mie speranze e i miei sacrifici ha portato in Italia quelli di una settantina di afgani, curdi, iracheni. L’ho vista sul posto l’ultima volta. Se mi concentro sento il suo motore spingere e urlare sotto il carico umano, per cui provo grande pietà. Sono perfino sereno se immagino tutta quella gente che indossa i nostri vestiti e usa i miei asciugamani. Temo che il sacrificio di Giuditta però servirà a poco: con ogni probabilità saranno rispediti a casa, che forse non hanno nemmeno più. Ho letto i commenti sui giornali: yacht milionario etc etc. So bene che non è così. Purtroppo quando si parla di barche da diporto c’è sempre un sottinteso di maldicenza, come fosse proibito avere la passione del mare. Le coste italiane sono piene di appassionati che come me hanno coltivato il loro sogno per anni e che nulla hanno a che vedere con i ricconi evasori. E’ ora di finirla con questo modo di essere biecamente “benpensanti”, solo per conquistare un consenso sociale. Forse è meglio iniziare a pensare che questi eventi sono il sintomo d’altro. Per esempio, quello della fatica dell’Occidente a conservare il suo posto nel mondo, anche a difendersi. Non fanno rabbia i clandestini, ma le mafie che vivono sulla loro pelle.

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34 Comments

  1. monica & marco scrive:

    Antonio, ci dispiace. non ho parole.
    ho letto oggi l’articolo su 7. certo non immaginavo fosse la tua.
    ti aspettiamo a Rimini,
    monica&marco

  2. federica scrive:

    Stomale

  3. Nicolò Reggio scrive:

    Spero solo che la tua amarezza non ti faccia perdere la voglia di mare e di navigare.
    Nico

  4. silverio scrive:

    ti sono vicino, perdere la Propria Barca è come perdere la casa, si infrange il sogno di una qualità di vita che pensi aver raggiunto, la sua agonia è straziante.
    Le Tue parole riguardo ai disperati che hanno provato a cercare una vita migliore a bordo di Giuditta Ti fanno onore.
    un abbraccio da tutto l’equipaggio del Katama.

  5. Dario Ardizzone scrive:

    Ciao
    una notizia incredibile.In effetti io tengo la barca in Puglia e l’ultima volta che sono andato la capitaneria aveva sequestrato sette barche a vela con le quali era arrivata un sacco di gente….
    Ma la tua dove era?
    Ciao
    Dario

  6. michele scrive:

    Ciao Antonio,
    non ho parole, mi dispiace davvero tanto, so quanto ci tenevi.

  7. Tessa scrive:

    Caro Antonio è meraviglioso e ti fa onore che tu scriva del sentimento di pietà che hai provato. In un’Italia divisa, piccola e meschina il tuo post è un faro. Un grande abbraccio a te e alla tua famiglia. E ci vedremo di nuovo per mare, ne sono sicura. Baci Tessa

  8. Andrea Magni scrive:

    Una storIa assurda…
    Caro Antonio, vedere una barca in quello stato fa male al cuore, quando poi e’ di un amico ancor di piu’…
    Andrea

  9. MaxT scrive:

    Caro Antonio,
    sono con te, hai espresso davvero i tuoi sentimenti in modo onorevole mostrando contemporaneamente la capacità di capire quelle persone che si accingono a fare un viaggio drammatico come quello intrapreso da quei poveracci che sono stati stipati sul tuo 43.
    Purtroppo loro inseguono un sogno, ma molti traggono profitto da questo.
    Che dire del modo dei ‘benpensanti’ di parlare della nautica ?
    Ormai anche io ci ho perso la voce, mi rendo conto che è una cosa ‘molto Italiana’ negli stati a noi vicini (ma anche in quelli molto lontani) la cultura per il mare e per chi lo naviga con passione e/o con sacrifici e sicuramente diversa e perfino migliore.
    Un abbraccio
    Max

  10. gil scrive:

    Sarò meschino e vecchio stile ma non riesco ad adeguarmi ai ragionamenti buonistici di pietà e misericordia nei confronti di chi se ne sbatte delle cose degli altri (magari ottenute con anni di sacrifici).
    Di questi immigrati impietosi privi di rispetto per le cose altrui educazione e dei loro traghettatori non me frega niente.
    Speriamo (speranza vana) che non commettano alcun reato (dal furto allo stupro) nel mio paese.
    Mi spiace molto di più invece per l’armatore di questo splendido mezzo.
    Ciao

    • Antonio Vettese scrive:

      Gil, sono stato a Crotone e mi è sembrato di riconoscere in alcune foto i miei cappellini, una preziosa collezione di partecipanti alla Coppa America… mi ha dato fastidio, ovviamente. Ma penso peggio del “sistema” di cui molti di noi sono perlomeno collusi che consente se non addirittura stimola questi eventi.

      • Antonella scrive:

        Caro Antonio, da velista e amante del mare, ti esprimo tutta la mia solidarietà per quanto accaduto. Senza ipocrisie, sono d’accordo con quello che sostiene Gil, fermo restando il mio rispetto e comprensione per il tuo approccio più “permissivo”. Credo che di fondo in questi disperati e di chi li istiga, non ci sia rispetto per quello che noi persone normali ci guadagnano col lavoro di una vita. C’è ancora la percezione che questo sia il paese dei balocchi, e invece la musica è tutta diversa. Spero che Giuditta si possa recuperare in qualche modo. un abbraccio grandissimo e in bocca al lupo
        Antonella

      • gil scrive:

        ogni azione ha un soggetto attivo ed un soggetto passivo, un responsabile, un mandante, una vittima o un beneficiario, una causa ed un effetto.
        Lei caro Antonio è chiaramente vittima e le sue parole di comprensione stonano nel contesto.
        Se le vittime continueranno a comportarsi signorilmente come fa Lei, mi spiega quando gli aggressori avranno timore a perpetrare azioni simili a quelle che ha patito Lei.
        ognuno ha il suo ruolo la vittima si deve lamentare ne ha diritto sacrosanto.
        L’aggressore da par suo deve essere messo in condizione di essere punito, redimersi ed eventualmente convertirsi al vivere civile.
        Non le voglio fare i conti in tasca ma un danno del genere è ingente e sono quasi sicuro che questi immigrati sebbene, ignari di cosa possa rappresentare una barca per il suo armatore, non porteranno alcun giovamento al paese che li deve coattivamente (e speriamo temporaneamente) ospitare.
        ho sentito troppe parole di apprezzamento per le sue sagge parole nei confronti di questi disgraziati e molte meno di condanna per questi tipi di infausti eventi criminali. sarebbe il caso ripristinare le quote ed i ranghi nonchè distinguere tra vittime e carnefici.

  11. Flavia Pischedda scrive:

    Antonio,
    sono senza parole … coraggio!!!
    Un abbraccio , se può servire a qualcosa ..

  12. Betto scrive:

    Caro Antonio, conoscendonti e sapendo della tua incommensurabile passione per la vela (come del resto la mia!) non posso fare altro che dirti: tieni botta ! il mare saprà ricompensarti. Alla prossima regata, magari a insieme a Ravenna.

    BETTO

  13. bedux scrive:

    Te l’ho già scritto, Antonio.
    E’ una prova della vita, passerà anche questa, stanne certo.
    Avrai un’altra Giuditta e sarai sereno.
    Quello che resta adesso è davvero un senso di particolare affetto da parte di chi ti conosce, e di stima per la calma e per l’equilibrio che hai dimostrato scrivendo sul disgraziati attori della vicenda.
    Ciao.

    Luigi

  14. franco scrive:

    quando sei una persona perbene questo traspare sempre nei momenti al limite della tua sopportazione.
    Pagare per essere sicuri in un ormegio, pagare per avere la certezza che le nostre coste siano sicure, pagare per essere denigrati dal buonismo e da una certa populistica fetta di pensiero italico ti porta al limite di sopportazione.
    siamo una generazione di eroi che tutte le mattine cerca di sopravvivere a tutto e a tutti, rimanendo delle persone perbene Antonio, ci conosciamo da 40 anni, speriamo … che me la cavo !!
    con affetto Franco

  15. antonio scrive:

    Ciao Antonio
    mi dispiace tanto per quello che ti è successo e che indirettamente succede! Mi dispiace più per la perdita della tua barca che per quello che c’è intorno a tutto questo… Per i grandi problemi dei paesi non è giusto che paghino persone a caso che non c’entrano nulla! è invece giusto che paghino coloro che hanno fatto il furto e che tutta quelle gente sia fatta rientrare nel proprio paese. immagino che quella gente ha pensato anche a te mentre usava le tue cose… al contrario sicuramente ai ladri della tua barca non glien’è fregato nulla. io davanti a queste cose non ho cuore alcuno per i traghettatori li porterei in mezzo al mare e li lascerei li con un salvagente.
    un grande saluto a tutti coloro che hanno passione per il mare, le barche, la natura e che credono nella giustizia!
    Antonio

  16. max ranchi scrive:

    nooo…. che brutta storia, mi dispiace tanto.
    un abbraccio,

    max

  17. Enzo Bruni scrive:

    ciao Antonio
    ho letto di questa cosa incredibile che capita solo “ad altri” sono veramente dispiaciuto.
    a presto Enzo

  18. Nicola Landi scrive:

    Ciao Antonio, sono sconcertato da quanto accaduto. Non ti conosco personalmente ma c’è una cosa ci accomuna in modo molto forte, la passione per il mare e per il mondo della vela. Non ho una barca mia ma sono napoletano e faccio equipaggio da 7 anni su una barca da regata e la sento come se fosse mia. Conoscendone l’attaccamento posso capire il tuo dolore nel vedere un pezzo di te in quello stato. Spero vivamente che la tua “Giuditta” possa tornare a splendere ed a solcare i mari.
    Un abbraccio forte

  19. Andrea Fattori scrive:

    Non ho potuto fare a meno di scriverle per esprimerle solidarietà e vicinanza immaginando quello che può provare.
    Pur sapendo la grande rabbia che la pervade per quello che le è successo ammiro le parole che ha espresso nei confronti dei poveri clandestini.

    Andrea Fattori

  20. stefano vegliani scrive:

    Antonio!
    belle parole, coraggiose!!!

    ti abbraccio

    Stefano

  21. Caro Antonio, non ci conosciamo direttamente ma da marinaio ho sofferto nel vedere quelle foto.
    buon vento

  22. Sergio Abrami scrive:

    Ieri sera ho saputo da Ornella del fattaccio.
    Lei aveva letto la tua lettera a Corsera.
    Io sono stato via in questi giorni per lavoro, isolato dal mondo.
    Stamane sono andato a cercare info sul WEB.
    Dispiace, fa sempre male al cuore vedere una barca spiaggiata.
    Sapere che non è frutto di imperizia, ma di spregio per un oggetto che non serve più allo scopo fa doppiamente male.
    Sapere che è la tua, ed anche per il nome che porta, accentua maggiormente rabbia e sofferenza.
    Sai che da sempre sostengo che come le navi, anche le barche hanno un anima.
    Il tuo commento “al fatto di cronaca” ti fa onore.

    Buon vento !
    Sergio

  23. roberta scrive:

    ciao antonio,ho saputo ieri e visto oggi le foto della tua barca. sono tristissime.sono immagini di una profonda ferita a te,ai sogni e,visto il coinvolgimento sociale,all’uomo in senso lato.Un grosso abbraccio

  24. Fabrizio scrive:

    Caro Antonio,
    ho letto oggi…che rabbia.
    Rabbia per quei poveracci (in 72 manco gli animali!) rabbia per il tuo sogno stuprato, rabbia perché sicuramente i colpevoli la faranno franca e continueranno…!
    Un abbraccio forte.
    Fabrizio
    p.s. in quale porto della Grecia stava la barca?

  25. marilena scrive:

    Ciao, ti siamo vicini…anche noi abbiamo una barca a vela di 39 piedi ed e’ il primo anno che la lasciamo a Corfu’ con tanta ansia e preoccupazione..la tua storia ci ha reso ancora piu’ insicuri di aver fatto la scelta giusta….in che posto stava la tua barca? era in un porto controllato? ci possiamo fidare delle “marine attrezzate” in Grecia?

    • Antonio Vettese scrive:

      Questo genere di furti sta diventando di attualità adesso. Dove avevo la barca, in Egeo e non nelle ioniche e questo rende più incredibile il furto (non lo rendo ufficiale per non turbare indagini) non si sono mai accorti del furto, anzi mi stavano avvisando che sarebbe stata messa a terra pochi giori dopo…. Il mio ricordo di Marina Gouvia a Corfù è di un porto molto controllato, se è lì che avete la barca. Comunque il mio consiglio è di timbrare il transit log all’arrivo e tenerne copia, questo testimonia la presenza della barca in porto per la autorità portuale. Purtroppo siamo tutti abituati a non timbrare ma stanno diventando più fiscali, un amico è stato bloccato perchè non aveva timbri. Poi avere contratti scritti con i marina, magari pagare in anticipo per avere testimonianze della presenza della barca. E poi forse un sistema anche rozzo per non far partire il motore, smontando qualcosa che solo voi conoscete.

      • marilena scrive:

        Grazie dei tuoi consigli,li metteremo in pratica.Abbiamo il contratto con la Marina di Gouvia e abbiamo pagato anticipatamente con assegno bancario, ma perche’ in questo modo pensi che si potrebbe chiedere il risarcimento alla “Marina” per mancata custodia? Tu lo stai facendo?

  26. AngeloG. scrive:

    Gent.mo Sig. Vettese,
    Personalmente solo l’idea di essere derubato della mia barca mi fà impazzire, preferirei affondasse per altre cause.
    Da bravo giornalista che sei capisco e comprendo la tua “ironia” nel giudicare tutto e tutti, a fronte della rabbia. Viene spontaneo dire: darsene una ragione, o tutto passa in questa vita, ma ladri e figli di puttana, il mondo ne è pieno e quale legge ci protegge? Ecco da dove nasce l’incazzatura in generale, il perchè nessuno fà niente, oggi rubare è normale e le punizioni sono ridicole, pertanto “stai zitto e subisci”. I primi ladri sono proprio le Istituzioni, ma non scrivo niente di nuovo, se non dirti tantissimi auguri.
    PS Ti ho conosciuto quando eri direttore di Vela e Motore tramite un tuo caro collega. Angelo

    • Antonio Vettese scrive:

      Ho scritto quello che sentivo. Spesso sono stato ironico, non questa volta. Quello che è successo è così assurdo da togliere la voglia di avere pulsioni. Anche per difendersi meglio. Sono anche stato particolarmente colpito. In un mese e mezzo sono arrivate una quindicina di barche e la mia è quella che ha subito più danni, adesso è del tutto irrecuparabile. Le altre sono state, per quel che ne so, in qualche modo “salvate” dalla Capitaneria. Sarebbe bastato un giorno in più di bel tempo per riuscirci anche con la mia.

  27. Dudi scrive:

    Caro Antonio, non sapevo o a suo tempo non avevo capito la gravità , ho letto solo ora e per caso.
    Mi dispiace tantissimo.

    Un abbraccio

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