Giuditta, riepilogo e morale

News — By on 29 maggio 2011 23:15

Quando Giuditta è stata fotografata da Sette, e malamente commentata, era una delle prime rubate e usate per traffico di clandestini, erano i primi giorni di novembre. La Repubblica a maggio ha dedicato un articolo a questo fenomeno emergente, parlando di decine di barche a vela utilizzate per il traffico tra Turchia e Grecia con l’Italia.  Era un Sun Odyssey 43 comprato nel ottobre del 2007 vincendo, una sorta di scommessa con il destino, un’asta su Ebay. Dalle poche foto si leggeva il nome a poppa: lo stesso della figlia dell’armatore. Raro trovare una barca usata che si chiama così. Era di una società di charter e dopo una prima visita si capiva che aveva lavorato molto, ma dopo una visita più accurata si capiva che la struttura era ancora molto sana e costava poco.  Era uno dei primi esemplari di quel modello costruiti e non aveva controstampo sul fondo ma madieri tradizionali di legno,  quando è rimasta spiaggiata ci sono volute settimane prima che il bulbo riuscisse a spezzare il fondo dello scafo che purtroppo fin dai primi giorni aveva invece una falla sul fianco dovuta allo sfregamento con una roccia. Dopo una stagione sulla costa tirrenica ha navigato verso la Grecia, con il programma di visitare le coste dove è difficile andare con barche a noleggio. Durante la seconda stagione ha navigato attorno al Peloponneso ed è stata lasciata per l’inverno a Porto Heli, una rada vicino alle belle isole di Spetze e Hydra, citata dai portolani come una delle più sicure per le burrasche invernali. Dopo una estate alle Cicladi è tornata lì, dove aveva avuto buona assistenza a prezzi ragionevoli, la sosta in Turchia rimandata all’estate successiva.
Purtroppo una mattina di novembre è arrivata sulla spiaggia della riserva marina di Capo Rizzuto, un bel posto vicino a Le Castella, con un carico umano stimato in almeno settanta persone. La barca è posta immediatamente sotto sequestro come oggetto del reato, tuttavia la Capitaneria intima la rimozione, ovviamente subordinata al sequestro, per rischio di inquinamento.
Per settimane non si può toccare nulla e per settimane rimane semisommersa (il mare l’ha riportata verso il largo) con un fianco sfondato ma sostanzialmente integra, si potrebbe rimuovere abbastanza facilmente. Si sa già che il suo destino è di essere demolita. In realtà non c’è più nulla di utile: giorno dopo giorno i pezzi migliori vengono smontati. La foto realizzata dopo l’arrivo la mostra con il tender sulla tuga, il giorno dopo non c’è più e mancano le bussole. Una burrasca più intensa delle altre la demolisce del tutto e quel poco che rimane finisce ovunque sulla spiaggia. Quando finalmente arriva il provvedimento di dissequestro, e quindi l’intimazione a rimuovere tutto in due giorni, non resta che raccogliere e smaltire qualche pezzo di resina e metallo
In Grecia dove doveva essere custodita non si sono accorti di nulla: siamo noi a informare il cantiere che l’aveva in custodia. L’autorità portuale greca fatica a riconoscere che era in porto, perché non trova traccia dei timbri sul transit log, rubato con la barca. Per fortuna il cantiere, con cui era stata scambiata una serie di mail per confermare i lavori invernali ed era stato pagato un acconto, non può negare di averla avuta in custodia.
Giuditta era stata acquistata tramite contratto di leasing acceso con la Selma Bipiemme ed era assicurata con un’ottima polizza di tipo “all risks” attraverso Assiteca, broker assicurativo competente e specializzato. Subito dopo l’incidente, vista la complessa natura dei fatti, con risvolti non solo assicurativi ma di diritto penale (possibile complicità con i trafficanti) e marittimo (responsabilità oggettive per potenziale inquinamento dell’area marina), è stato scelto per l’assistenza lo Studio Boglione di Genova, uno dei più noti ed efficaci. Sul piano economico la storia è quasi a lieto fine: la barca è scomparsa e non ne resta neanche un piccolo ricordo, ma l’assicurazione liquida rapidamente la perdita totale all’armatore e si fa carico delle notevoli spese per il recupero, rimozione e smaltimento del relitto.

Il fatto è di per se surreale, perchè ne capitano pochi e non si pensa quasi mai al furto: eppure. In inverno sulle spiagge della Calabria e della Puglia sono arrivate alcune decine di barche, in partenza dalla Grecia e con un carico umano che arriva da paesi asiatici. Tra i diversi problemi che la vicenda ha sollevato c’è quello assicurativo: dopo poche ore è stato chiaro che si andava verso una perdita totale della barca, vincolata alla sua posizione non solo per la difficoltà oggettiva del recupero ma anche del sequestro disposto dalle autorità. Di fatto era “intoccabile” per l’armatore, l’avvocato genovese Giandomenico Boglione spiega così la vicenda: “Gli armatori sono presuntivamente responsabili di tutti i danni che l’imbarcazione provoca a terzi anche quando non sono a bordo. Siamo venuti a conoscenza del caso quando il reato era consumato: è la prima volta che mi occupo di un caso come questo, ne ho visti diversi nei quali le imbarcazioni da diporto erano state rubate per traffico di droga. Purtroppo, per gli armatori ed i proprietari si possono configurare ipotesi di reato a loro carico, in particolare se – come nella fattispecie – il furto viene scoperto dalle autorità che non esitano ad inserirli nella lista degli indagati. Bisogna essere subito proattivi ed intervenire con dei professionisti del settore per chiarire l’estraneità all’evento ed ottenere al più presto il dissequestro dell’imbarcazione perché non subisca ulteriori danni e soprattutto non ne crei a terzi o all’ambiente”. In questo caso la collaborazione tra armatore, attraverso l’avvocato, e la compagnia di assicurazione è stata determinante per arrivare rapidamente alla liquidazione del danno. Prosegue l’avv.Boglione: “le polizze corpi sono redatte su formulari di non facile lettura e offrono agli assicuratori diversi ambiti di difesa; poche coperture prevedono la rimozione del relitto e ancora meno l’assicurazione contro i danni da smaltimento o da inquinamento. Nel caso del M/y Giuditta abbiamo incontrato un assicuratore serio ed una copertura assicurativa ampia che è raro riscontrare nella prassi italiana. Grazie al supporto offerto dal broker, la compagnia ha nominato un proprio perito per limitare i costi di rimozione e smaltimento. Abbiamo preliminarmente risolto amichevolmente alcune criticità di natura giuridica, in primis la complessa tematica relativa all’“abbandono della nave”. A chi deve assicurarsi posso dire di fare attenzione alle condizioni contrattuali: talvolta il termine all risk è usato a livello commerciale ma non nella sostanza e spesso la copertura assicurativa riguarda alcuni rischi nominati, con clausole molto complicate. Attenzione anche alle polizze RC, coprono le persone ma a volte non includono le cose di terzi”. Ecco i consigli degli assicuratori: Matteo Berlingieri, amministratore delegato di Assiteca “Ci siamo trovati a dover gestire delle stranissime circostanze con uno strumento assicurativo che era all’altezza. La perdita totale è un rischio coperto dalla quasi totalità delle polizze, quello che non lo è sono alcuni tipici danni indiretti come quelli occorsi nel caso del M/Y Giuditta: le spese di recupero e smaltimento del relitto possono superare di molto il valore dell’imbarcazione mentre le coperture standard garantiscono (quando lo fanno) il risarcimento solo per un terzo del valore stesso. Con la nostra polizza abbiamo cercato di mettere a disposizione degli armatori medi uno strumento vicino a quello dei megayacht . Nel nostro caso ad esempio il preventivo iniziale per recupero, distruzione e smaltimento era di 130 mila euro oltre il valore della barca (e comunque risarcibile), ne sono stati spesi circa 50 mila. Un massimale capiente non è quindi solo una tutela in caso di costi rilevanti ma rende possibile un coinvolgimento pregnante dell’assicuratore che può così fornire un’assistenza professionale nelle fasi critiche preoccupandosi direttamente di ridurre le spese”. In casi come questo – sottolinea Alessandro Cavallini, dell’ufficio yacht claims di Assiteca -con aspetti penalmente rilevanti – occorre muoversi con cautela e determinazione per ottenere velocemente dalla Procura il dissequestro dell’imbarcazione oggetto di reato essenziale alla rimozione del relitto e risarcimento del danno. Considerato poi che le operazioni di recupero diventano inevitabilmente sempre più costose e difficili con il passare dei giorni dallo spiaggiamento il singolo può trovarsi in serie difficoltà. Questa vicenda ci insegna che per chi lascia la barca all’estero è necessario ottenere la prova che la barca sia stata affidata a un porto o comunque a una struttura organizzata attraverso una ricevuta che attesti il giorno e l’ora in cui la barca è stata presa in carico. Questo è fondamentale perché consente agli assicuratori l’azione di rivalsa. E di conseguenza agevola l’assicurato a percepire l’indennizzo. Attenzione alle ‘coperture di stile’ ovvero massimali risibili per danni che possono diventare consistenti. Una buona polizza anche se di compagnia straniera deve avere come clausola di competenza nel nostro paese: foro italiano e legge applicabile italiana. L’estero deve rappresentare solo il soggetto che paga il danno, ma in caso di controversia non si è costretti a intraprendere una causa all’estero. Infine è essenziale che la stessa sia “stimata” in modo che la liquidazione dell’indennizzo avvenga davvero sulla base del valore dichiarato in polizza”.

Le parole difficili

All risk : Così vengono contraddistinte le polizze assicurative che coprono qualunque evento tranne quelli esplicitati in polizza. Purtroppo è usato spesso impropriamente a livello commerciale ma non nella sostanza.

Named perils: termine contrapposto ad all risk: definisce una polizza assicurativa a “rischi nominati” ovvero che copre unicamente i rischi elencati nella stessa.

Abbandono: antico istituto del diritto marittimo attualmente disciplinato dagli artt. 540 e seguenti codice navigazione a disposizione dell’assicurato che “abbandona” l’imbarcazione alla Compagnia Assicurativa che ne diventa proprietaria e sue sono le conseguenze. Può dare luogo a tempistiche e costi del procedimento giudiziale che ne deriva dal momento che spesso scaturisce un contraddittorio quando la Compagnia declina la richiesta di abbandono instaurando un processo ordinario.

Broker: Intermediario assicurativo che cura il rapporto tra l’assicurato e la compagnia per l’assunzione del rischio con lo scopo di ridurre l’ammontare del premio e in caso di sinistro per garantire la pronta liquidazione del danno.

Stima: termine specifico nel diritto assicurativo marittimo. Una polizza stimata implica che il valore indicato nella scheda di copertura – dichiarato dall’armatore – sarà il massimale di polizza. Al contrario in una polizza non stimata il valore risarcibile per la perdita totale sarà il valore commerciale dell’imbarcazione al momento del danno (quindi deprezzato da IVA e usura) In tal caso la dichiarazione del contraente nella scheda di copertura avrà la sola funzione del calcolo del premio e non di valore indennizzabile.

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