<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>The Sailing Times &#187; Motore</title>
	<atom:link href="http://www.thesailingtimes.com/category/motore/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.thesailingtimes.com</link>
	<description>Il Mondo della Nautica OnLine</description>
	<lastBuildDate>Thu, 05 Jan 2012 21:07:13 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Magellano 50</title>
		<link>http://www.thesailingtimes.com/2011/05/10/magellano-50/</link>
		<comments>http://www.thesailingtimes.com/2011/05/10/magellano-50/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 10 May 2011 13:15:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Vettese</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barche]]></category>
		<category><![CDATA[Motore]]></category>
		<category><![CDATA[Azimut Benetti]]></category>
		<category><![CDATA[barca ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[magellano 50]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.thesailingtimes.com/?p=1176</guid>
		<description><![CDATA[Si può affermare che il gruppo Azimut Benetti con la linea Magellano ha reso disponibile una nuova tipologia: il nome del grande navigatore portoghese Fernäo de Magalhäes, il primo ad allestire una spedizione che ha concluso la navigazione attorno al globo, non è stato scelto a caso. E’ la testimonianza di voler proporre barche a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.thesailingtimes.com/wp-content/uploads/2011/05/Magellano-50-news-0101.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1191" title="Magellano-50-news-0101" src="http://www.thesailingtimes.com/wp-content/uploads/2011/05/Magellano-50-news-0101-300x165.jpg" alt="" width="300" height="165" /></a><a href="http://www.thesailingtimes.com/wp-content/uploads/2011/05/Magellano-50-Owner-cabin-Credit-Azimut-Yachts.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1192" title="Magellano-50-Owner-cabin-Credit-Azimut-Yachts" src="http://www.thesailingtimes.com/wp-content/uploads/2011/05/Magellano-50-Owner-cabin-Credit-Azimut-Yachts-300x162.jpg" alt="" width="300" height="162" /></a>Si può affermare che il gruppo Azimut Benetti con la linea Magellano ha reso disponibile una nuova tipologia: il nome del grande navigatore portoghese Fernäo de Magalhäes, il primo ad allestire una spedizione che ha concluso la navigazione attorno al globo, non è stato scelto a caso. E’ la testimonianza di voler proporre barche a tutto mare, che significa in grado navigare in ogni condizione ma anche di rispettarlo rispondendo in pieno alle esigenze di compatibilità ambientale di una utenza che si rivela sempre più matura.<br />
Azimut Magellano 50 è stato presentato in anteprima mondiale durante il Salone di Genova e segue il primo modello della gamma, Azimut Magelllano 74, che ha segnato il cammino in questa navigazione nel mercato mondiale che ama i contorni “new classic”. Gli yacht Magellano sono il frutto di un grande lavoro di ricerca che si è spinto a esplorare nuove soluzioni in ogni aspetto fondante della barca: carena, propulsione, interni. Per Azimut Magellano 50 la carena è opera dello specialista americano Bill Dixon, il disegno particolare le consente di navigare in “dual mode”: a bassa velocità in dislocamento o a 24 nodi in planata. Il look esterno e il layout degli interni sono opera di Cor D Rover, per la prima volta su una imbarcazione di questa taglia sono disponibili ben quattro versioni. Tutte dispongono di una cabina armatoriale a centro barca, una cabina vip, ogni cabina ha il suo bagno, e possono disporre di una ulteriore cabina a letti sovrapposti oppure di una zona divano e/o studio nella zona centrale del ponte inferiore. L’interior design è opera dello Style Department di Azimut. Il dipartimento R&amp;D di Azimut ha lavorato per una nuova propulsione ibrida disponibile in opzione che affianca di motori diesel common rail della ultima generazione, due Cummins da 425 cavalli con trasmissione V-Drive che lo spingono a una velocità massima di 22 nodi, che propone due motori elettrici da 20kW con cui si può navigare fino alla velocità di 8 nodi contando solo sulle batterie con una autonomia di 8 miglia con la dotazione standard di accumulatori (che possono essere raddoppiati) o sul generatore principale, una opzione che riduce molto i consumi di carburante (autonomia oltre 1000 miglia) e innalza il livello di comfort, attenuando drasticamente rumore e vibrazioni. Il sistema si chiama Easy Hybrid Plus e grazie al controllo elettronico si può passare in automatico dal regime elettrico a quello tradizionale spostando semplicemente le leve dei motori.<br />
Magellano 50 è omologato in classe A CE e quindi può navigare in qualsiasi condizione di mare, dispone della certificazione Green Plus di Rina (primo yacht al mondo sotto i 50 piedi a ottenerla), di quella FSC (Forest Stewardship Council) che certifica che i legni impiegati provengono da foreste gestite con criteri di eco – sostenibilità, la laminazione in infusione della carena è realizzata negli stabilimenti Azimut di Avigliana che hanno ottenuto la certificazione ISO 14001 Ambiente.<br />
Dice Paolo Vitelli, presidente del Gruppo Azimut Benetti: “Magellano 50 è il risultato di anni di esperienze e della volontà di proporre un progetto totalmente innovativo in cui esploriamo l’opzione della propulsione elettrica e tante nuove soluzioni. Per noi è un traguardo in nome della compatibilità. Tuttavia voglio sottolineare che in Azimut Benetti crediamo che per fare discorsi seri sulla riduzione dell’impatto ambientale bisogna lavorare sull’ efficienza generale e quindi soprattutto di riduzione dei consumi ottenuta anche con tecnologie tradizionali. Su gran parte della nostra gamma montiamo motori a bassa emissione che rispondono alle normative più severe comparabili agli Euro5 stradali, generatori con decantazione dei fumi, impianti per le acque nere sempre più sofisticati. Abbiamo iniziato a proporre tessuti naturali e legni FSC lavorati con trattamenti poco inquinanti oltre a materiali sintetici che li sostituiscono in alcune parti”.
<ul class="related_post">
<li>4 settembre 2010 &#8212; <a href="http://www.thesailingtimes.com/2010/09/04/paolo-vitelli-azimut-benetti-i-migliori/" title="Vitelli: siamo i migliori">Vitelli: siamo i migliori (0)</a></li>
</ul>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thesailingtimes.com/2011/05/10/magellano-50/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Crystal 140 Benetti</title>
		<link>http://www.thesailingtimes.com/2011/04/05/crystal-140-benetti/</link>
		<comments>http://www.thesailingtimes.com/2011/04/05/crystal-140-benetti/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 05 Apr 2011 07:35:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Vettese</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barche]]></category>
		<category><![CDATA[Motore]]></category>
		<category><![CDATA[Benetti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.thesailingtimes.com/?p=1026</guid>
		<description><![CDATA[Crystal 140’è il nuovo progetto “manifesto” della serie Class dei cantieri Benetti. Sono navi con la carena di vetroresina e non di acciaio o alluminio. Sono carene dislocanti, fatte per quel navigare senza violenza per il mare e per gli ospiti, ideale per arrivare sicuri in luoghi incantati e restarci in piena autonomia. Il tema di questi tempi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Crystal 140’è il nuovo progetto “manifesto” della serie Class dei cantieri Benetti. Sono navi con la carena di vetroresina e non di acciaio o alluminio. Sono carene dislocanti, fatte per quel navigare senza violenza per il mare e per gli ospiti, ideale per arrivare sicuri in luoghi incantati e restarci in piena autonomia. Il tema di questi tempi è molto attuale: poco l’impatto ambientale per le intrinseche caratteristiche di queste carene. Anche consumi ridotti, il problema più che il portafoglio degli armatori tocca la loro sensibilità sempre più coerente con usi sostenibili del mare. Si tratta sempre di persone che hanno il senso e la passione del mare.</p>
<p>Benetti ha lavorato molto su questo progetto portando innovazione a bordo di un tipo di barca molto spesso ancorato troppo saldamente alla tradizione, ovvero al passato. Il capolavoro di Crystal è il layout degli interni, un lavoro che valorizza spazio e luce. Quattro ponti abitabili, con ampie zone di privacy e di vita in comune. Per ottenere una grande spiaggia di poppa tutta dedicata agli ospiti la parte tecnica del garage è spostata verso prua e i tender vengono messi in mare da portelloni laterali. Al ponte inferiore quattro cabine per gli ospiti, la cabina armatore è invece a prua sul ponte principale, in realtà è un luogo dove tutti vorrebbero restare in navigazione, con ampia vista sul mare. Tanta vista anche al ponte superiore, dove una vetrata avvolge il tavolo da pranzo da cui si gode una vista a 360° e un altro diaframma di vetrate chiude verso l’interno che può essere condizionato.</p>
<p>La lunghezza di Crystal sfiora i 42 metri, la larghezza i 9, con due motori da quasi 1500 cavalli e una riserva di combustibile da 58 mila litri Crystal ha una autonomia di 4000 miglia, che la colloca tra le navette autentiche, che hanno davvero la possibilità di girare il mondo. La velocità massima è di 15 nodi. Novità anche negli impianti, con sistemi di gestione centralizzata per la conduzione dove la tradizionale accozzaglia di strumenti di produttori diversi di cui qualcuno ha ancora il coraggio di vantarsi è sostituita da un sistema integrato. Gli strumenti sono sensori e l’interfaccia uomo avviene con pannelli touch screen di ultima generazione. Ormai la barca si può “guidare” anche con gli stessi strumenti (meglio dire terminali) di comunicazione che popolano la nostra giornata.
<ul class="related_post">
<li>No Related Post</li>
</ul>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thesailingtimes.com/2011/04/05/crystal-140-benetti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Wider 42, utile di giorno</title>
		<link>http://www.thesailingtimes.com/2010/09/04/wider-42-utile-di-giorno/</link>
		<comments>http://www.thesailingtimes.com/2010/09/04/wider-42-utile-di-giorno/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 11:46:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Vettese</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barche]]></category>
		<category><![CDATA[Motore]]></category>
		<category><![CDATA[wider 42]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.thesailingtimes.com/?p=952</guid>
		<description><![CDATA[Si chiama Wider 42 la nuova creazione di Tilli Antonelli: l’inventore delle barche che portavano il nome di un generale americano ideatore di missili, scelto per il richiamo alla velocità, dopo la sua uscita dal Gruppo Ferretti, clamorosa per molti versi, non è rimasto fermo ad aspettare. Per Tilli Antonelli “il mondo degli open era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiama Wider 42 la nuova creazione di Tilli Antonelli: l’inventore delle barche che portavano il nome di un generale americano ideatore di missili, scelto per il richiamo alla velocità, dopo la sua uscita dal Gruppo Ferretti, clamorosa per molti versi, non è rimasto fermo ad aspettare. Per Tilli Antonelli “il mondo degli open era fermo da troppo tempo, c’era bisogno di una novità: Wider si pone come una bandiera anti-omologazione che travalica il mondo della nautica e dà una scossa a tutto ciò che rischia una pericolosa stagnazione. L’intero mondo di riferimento del brand rimanda a parole nuove: coraggio, originalità, leggerezza, divertimento.”</p>
<p>Il nome della nuova barca richiama la larghezza e la prima rivoluzione proposta. Infatti quando non naviga, nelle soste in rada cui è destinata, con l’apertura delle fiancate si arriva a toccare l’acqua con una larghezza di sei metri, realizzando una piattaforma che si allarga al centro della barca che ha una superficie dii una quindicina di metri quadri, una vera terrazza sul mare che può essere attrezzata con arredamento particolare, in parte gonfiabile. Antonelli ai tempi della fondazione di Pershing aveva inventato un nuovo open rendendo abitabile una barca che di solito era veloce ma scomoda, era il primo Pershing 37 ideato assieme al designer Fulvio De Simoni, cui ha chiesto aiuto anche per questa rifondazione nautica. Per molti sarà una provocazione, soprattutto perché scavalca il tentativo di realizzare una barca solo bella e veloce nel senso comune e sposa invece la necessità di assolvere delle funzioni non ultima quella di portare una moto d’acqua sempre pronta a poppa, la dove le navi hanno la scialuppa di salvataggio c’è uno strumento di divertimento. Chi lo vuole a poppa può avere un diving center o il più tradizionale tender. La rivoluzione in tempi di crisi è anche qui: più “fun per money” di una volta. Un concetto talvolta dimenticato da chi ha invece usato motivazioni di vendita legate più al lusso e all’apparire. Un nuovo rapporto (o meglio vecchio) con il mare e un nuovo uso della barca, sempre più giornaliera, nelle taglie piccole, e sintonizzata sulle esigenze di chi vive la barca con la seconda casa. In questo caso anche tender per lasciare il megayacht in rada. Vocazione day cruiser anche se c’è una cabina per dormire e la cucina, divertimento a basso impatto, sia per le soluzioni scelte per motori e carena a basso consumo, sia per i materiali impiegati, per la coperta Esthec, completamente riciclabile. La carena è una “stepped hull”, significa che ha dei gradini dove tocca l’acqua e crea una sorta di cuscino di aria e acqua polverizzata che migliora le prestazioni, è disegnata da Mark Wilson, uno dei massimi esperti di carene da corsa. E’ costruita con carbonio e con il sistema scrimp, una laminazione sottovuoto. Il Wider 42 è accreditato di una velocità massima di 45 nodi con due motori da 370 cavalli abbinati ad eliche di superficie Arneson, alla velocità di crociera di 40 nodi può percorrere 350 miglia, che è un’autonomia notevole. La voglia di divertire e cambiare regole si avverte nella strumentazione: un display al centro del volante restituisce le informazioni principali, quelle che servono alla conduzione assieme a un piccolo plotter cartografico.</p>
<p>La nuova società che nasce nella sede del primo cantiere Pershing a Castelvecchio di Monteporzio , per il momento ha il compito di assemblare quanto viene costruito da abili artigiani secondo le specifiche di progetto. Ad affiancare Antonelli nell’impresa ci sono Paolo Favilla, che ha lavorato nel ruolo di amministratore delegato in Pershing nel 2009 e Vincenzo Sulpizi, interior designer. L’avventura è solo all’inizio, dopo il primo modello da 42 piedi con la stessa filosofia ci saranno un piccolo 35 e un 50 piedi.
<ul class="related_post">
<li>No Related Post</li>
</ul>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thesailingtimes.com/2010/09/04/wider-42-utile-di-giorno/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La barca più brutta</title>
		<link>http://www.thesailingtimes.com/2010/05/28/la-barca-piu-brutta-del-mondo/</link>
		<comments>http://www.thesailingtimes.com/2010/05/28/la-barca-piu-brutta-del-mondo/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 28 May 2010 14:03:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Vettese</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Barche]]></category>
		<category><![CDATA[Motore]]></category>
		<category><![CDATA[foster]]></category>
		<category><![CDATA[ocean emerald]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.thesailingtimes.com/?p=818</guid>
		<description><![CDATA[E&#8217; a La Maddalena uno degli oggetti naviganti più inguardabili che siano stati concepiti. Il passato, e anche il presente, ci ha proposto barche veramente brutte, ma almeno avevano l&#8217;attenuante di non avere nessuna firma e nessuna ambizione: erano il frutto di fantasie personali. Il pubblico di fronte a questa creatura di nome Ocean Emerald [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; a La Maddalena uno degli oggetti naviganti più inguardabili che siano stati concepiti. Il passato, e anche il presente, ci ha proposto barche veramente brutte, ma almeno avevano l&#8217;attenuante di non avere nessuna firma e nessuna ambizione: erano il frutto di fantasie personali. Il pubblico di fronte a questa creatura di nome Ocean Emerald si sente costretto ad annuire, anzi stupire. Il motivo sta nella firma. Grande architetto, grande designer che si esprime a suon di conferenze stampa e che muove una corte rinascimentale di bravi ragazzi e ragazze che lo seguono con il nasino per aria. Si chiama sir Norman Foster, ed effettivamente è uno dei maestri dell&#8217;architettura contemporanea, ha scritto pagine interessanti nelle grandi opere londinesi e mondiali: torri, grattacieli, restauri. Ma andar per mare è una storia diversa, come sappiamo. E questa barca non solo è brutta da vedere, rolla anche da ferma per le sue grandi sovrastrutture. C&#8217;è qualcosa di buono? Si, il dentro non corrisponde al fuori, nel senso che gli spazi e gli arredi, le luci, sono gradevoli e lontani dal kitch consueto delle navette a motore, dove sembra spesso che le lezioni del design contemporaneo siano dimenticate e che si possa esprimere solo lo stile &#8220;ottone e radica&#8221;. Lo stile di arredo in realtà è molto simile  alla new age minimale proposta una decina di anni fa da alcuni progetti di restauro. Insomma sir Norman Foster ci ha deluso. E tanto. E più di lui tutti quelli che, solo perchè è baronetto, pensano abbia ragione.</p>
<p><a href="http://www.thesailingtimes.com/wp-content/uploads/2010/05/P1090234.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-817" title="P1090234" src="http://www.thesailingtimes.com/wp-content/uploads/2010/05/P1090234-e1275054875797-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>
<ul class="related_post">
<li>No Related Post</li>
</ul>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thesailingtimes.com/2010/05/28/la-barca-piu-brutta-del-mondo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Tilli pensiero</title>
		<link>http://www.thesailingtimes.com/2010/04/27/il-tilli-pensiero/</link>
		<comments>http://www.thesailingtimes.com/2010/04/27/il-tilli-pensiero/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 07:38:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Vettese</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantieri]]></category>
		<category><![CDATA[Industria]]></category>
		<category><![CDATA[Motore]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Pershing]]></category>
		<category><![CDATA[Tilli Antonelli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.thesailingtimes.com/?p=668</guid>
		<description><![CDATA[E’ di qualche settimana fa la notizia dell’uscita dal Gruppo Ferretti di Attilio “Tilli” Antonelli: uno degli imprenditori nautici più dinamici dell’ultimo ventennio. E’ nato in Romagna e ha passato la gioventù a bordo del Moro di Venezia di Raul Gardini conquistando presto il soprannome di “Toro Tilli” per la sua risolutiva potenza fisica. Sicuro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ di qualche settimana fa la notizia dell’uscita dal Gruppo Ferretti di Attilio “Tilli” Antonelli: uno degli imprenditori nautici più dinamici dell’ultimo ventennio. E’ nato in Romagna e ha passato la gioventù a bordo del Moro di Venezia di Raul Gardini conquistando presto il soprannome di “Toro Tilli” per la sua risolutiva potenza fisica. Sicuro che nel mondo della vela non poteva far cassa ha fondato i “Cantieri dell’Adriatico” che hanno iniziato a produrre le barche Pershing, nome preso a prestito da quello dei missili inventati dal generale John Pershing. La sua è stata una delle belle favole dell’italian style: con il designer Fulvio De Simoni Tilli ha imposto l’idea di un open abitabile che ha fatto scuola, di abitabilità e stile visto che la finestrella ad arco è stata copiata perfino nelle auto. Il primo modello era un 37 piedi. Negli anni del boom il cantiere è diventato Pershing ed è confluito nel Gruppo Ferretti, trovando energie per diventare grande e fare ricerca: “per il mio bambino è stato come andare all’Università, abbiamo imparato tanto e siamo cresciuti”, dice Antonelli. Ma dopo il successo del gruppo di Forlì ha condiviso anche la forte crisi. Negli ultimi mesi Antonelli avrebbe visto bene la vendita del cantiere di cui era sempre rimasto l’anima operativa a nuovi acquirenti, fondi internazionali, che avevano fatto una offerta da 100 milioni. Il gruppo non ha voluto cedere il marchio, che ritiene strategico per uscire dalla crisi e Antonelli si è dimesso. “Hanno scelto una tattica e una strategia che non condivido: si poteva restringere il gruppo mantenendo le competenze e i valori di prima. In un angolo del cervello mi resta l’idea che prima o poi Pershing sarà di nuovo mio, vorrei e spero che non succeda quando è in coma”, afferma.</p>
<p>Come vede la situazione attuale del mercato?</p>
<p>“Sono convinto che ci siano dei segni di ripresa. Guardando anche alla situazione globale da Hong Kong a Singapore alla Thailandia, vedo qualcosa. Il mercato italiano deve riprendere le vecchie abitudini, ridimensionare le sue voglie di barca, tornare ai tempi in cui si misurava meglio la barca che ci si poteva permettere. L’effetto leasing e il finanziamento a lungo termine erogato con una certa facilità ha spinto qualcuno a spingersi ben oltre le sue possibilità: valutava la rata a breve e non tutto il contesto. Poi è successo che sulla scia di cantieri solidi ne sono nati molti fragili che sono entrati rapidamente in crisi. Il mercato ha bisogno di prodotti che hanno una concretezza totale. Non basta fare una barca bella e buona, ci vuole una barca bella, buona e che abbia più appeal delle altre. Il prodotto è il fulcro fondamentale della ripresa. Le barche inglesi sono competitive in termini di prezzo ma questo non è bastato a imporle, perché gli manca qualcosa”.</p>
<p>Insomma ci vogliono idee</p>
<p>“Certo, per esempio il progetto Why di Luca Bassani (Wally ed Hermes) mi ha acceso la lampadina della novità. Il Wallypower era l’estremo di un percorso già noto, questo è proprio nuovo. La nautica sta diventando stanca, un esempio per tutti: se si tolgono i marchi e le decorazioni dei motoscafi di una banchina del Salone di Genova è difficile anche per un esperto capire chi li ha costruiti. Sono tutti uguali. Ci vuole concretezza per non fare troppi voli pindarici ma anche la fantasia per proporre roba nuova”.</p>
<p>Ma le barche come i Pershing che destino hanno?</p>
<p>“… con o senza Tilli….? Io credo che quella tipologia continua ad avere senso perché unisce il comfort elevato alle prestazioni sportive. Tutto riconoscibile e distinguibile dal resto. Sicuramente ”.</p>
<p>La crisi ci porterà verso nuovi prodotti più compatibili con l’ambiente?</p>
<p>“Bisogna distinguere bene tra quelle che sono solo operazioni di marketing e i contenuti veri. Un pannello solare o anche un motore elettrico su una barca non fa ecologia: le barche continuano a essere quello che sono e il loro impatto ambientale è modesto perché sono poche rispetto alle auto. Io credo che lo sforzo autentico e importante potrebbe essere quello di migliorare le prestazioni delle carene, i pesi delle barche per ridurre le potenze impiegate. Questo sarebbe serio. Anche ridurre la resistenza usando l’aria per far scivolare meglio la carena. Il contributo vero all’ambiente è arrivare a una concreta riduzione dei consumi. Questi sono anche i concetti della mia nuova barca. Un day cruiser intelligente che presenterò tra poco”.</p>
<p>Si può sapere di più?</p>
<p>“Sto lavorando a questa piccola barca che non è in competizione con nessun brand del Gruppo Ferretti. E’ votata al divertimento, per fare il bagno, che si muove con pochi cavalli con belle soluzioni tecnologiche. Mi serve per riflettere su quello che potrò o vorrò fare da grande”</p>
<p>Da ex velista come valuta il mercato delle barche a vela?</p>
<p>“Nonostante sia sembrato che per qualche anno la barca vela potesse avere una sua rivincita sul motore mi sembra che non ci stia riuscendo. E’ verde per definizione ma ha il limite del tempo: la barca e vela è lenta e per alcuni diportisti questo è un forte limite”.</p>
<p>I cantieri seri negli ultimi anni hanno cercato di uscire da una fase artigianale per entrare in una più vicina all’industria. Questa crisi può provocare una involuzione? Un ritorno a vecchi schemi?</p>
<p>“Non credo si torni indietro. La mia filosofia adesso è di mettere insieme poche persone molto capaci che uniscono le esperienze sotto il mio coordinamento per arrivare a un prodotto tecnologico dal punto di vista industriale, che sia facile da assemblare perché industrializzato con cura. Fare questo significa anche avere flessibilità di struttura e di prodotto attraverso per esempio moduli intercambiabili”.
<ul class="related_post">
<li>8 marzo 2010 &#8212; <a href="http://www.thesailingtimes.com/2010/03/08/tilli-antonelli-lascia-pershing/" title="Antonelli lascia Pershing">Antonelli lascia Pershing (0)</a></li>
</ul>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thesailingtimes.com/2010/04/27/il-tilli-pensiero/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>MCY 76, il lusso che funziona</title>
		<link>http://www.thesailingtimes.com/2010/04/20/mcy-76-il-lusso-che-funziona/</link>
		<comments>http://www.thesailingtimes.com/2010/04/20/mcy-76-il-lusso-che-funziona/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 15:02:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Vettese</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barche]]></category>
		<category><![CDATA[Motore]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[MCY 76]]></category>
		<category><![CDATA[Monte Carlo Yacht]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.thesailingtimes.com/?p=653</guid>
		<description><![CDATA[Sarà varato nelle prossime settimane il primo modello del marchio italiano Monte Carlo Yachts, che fa parte del Gruppo Beneteau. E’ un 23 metri in versione flybridge che debutterà in forma ufficiale al prossimo Festival de la Plaisance di Cannes. Con questa raffinata proposta, il colosso francese entra con determinazione nel settore degli yachts di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà varato nelle prossime settimane il primo modello del marchio italiano Monte Carlo Yachts, che fa parte del Gruppo Beneteau. E’ un 23 metri in versione flybridge che debutterà in forma ufficiale al prossimo Festival de la Plaisance di Cannes. Con questa raffinata proposta, il colosso francese entra con determinazione nel settore degli yachts di lusso. Per il suo progetto il cantiere si è infatti assicurato la collaborazione delle eccellenze del settore. La mano felice del pluripremiato team Nuvolari &amp; Lenard ha disegnato un’imbarcazione che risponde ai nuovi canoni che si stanno affermando nel lusso, che si allontanano dalla pura ostentazione e ricercano invece personalità e funzionalità, mentre l’ufficio di progettazione interno italo-francese ha potuto contare sulla collaborazione della società slovena Seaway, specializzata nella progettazione di strutture performanti come quelle usate per le competizioni e nell’engineering. Il risultato di questo mix di competenze internazionali è un’imbarcazione elegante, non estrema anzi rassicurante e destinata a durare nel tempo. Ricca di forti contenuti tecnici e di innovazione.</p>
<p>L’elenco è davvero lungo: largo uso di Kevlar e carbonio con un crash box a prua, una struttura autoportante della carena a favore della sicurezza, pannelli fotovoltaici annegati nel T-top in carbonio per produrre l’energia di base a bordo. Non manca un sistema di trattamento delle acque nere di derivazione aereospaziale che trasforma in acqua pura il contenuto della cassa di raccolta dei bagni. La costruzione un processo di infusione è esteso a tutti i componenti per ridurre i pesi e quindi i consumi. Per rendere più facile la navigazione sono sono impiegati i deflettori tipo interceptor per la ricerca automatica dell’ assetto che riesce a migliorare il comfort e partecipa alla riduzione dei consumi, inoltre c’è un sistema di manovra integrato sviluppato da ZF (un produttore di componenti per la propulsione) con joystick multidirezionale per eseguire manovre precise e sicure.</p>
<p>MCY 76 è innovativo anche nel lay-out perché la particolare struttura dello scafo ha consentito di liberare l’area del ponte anteriore dall’ingombro normalmente necessario per creare altezza sottocoperta. E’ stato così possibile creare a prua del parabrezza un’area lounge/pranzo addizionale rispetto a fly e pozzetto poppiero, altamente fruibile, protetta e più riservata.
<ul class="related_post">
<li>No Related Post</li>
</ul>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thesailingtimes.com/2010/04/20/mcy-76-il-lusso-che-funziona/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La signora del motore</title>
		<link>http://www.thesailingtimes.com/2010/04/11/la-signora-del-motore/</link>
		<comments>http://www.thesailingtimes.com/2010/04/11/la-signora-del-motore/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 14:32:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Vettese</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantieri]]></category>
		<category><![CDATA[Industria]]></category>
		<category><![CDATA[Motore]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Beneteau]]></category>
		<category><![CDATA[De Maria]]></category>
		<category><![CDATA[Montecarlo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.thesailingtimes.com/?p=634</guid>
		<description><![CDATA[Carla Demaria è uno dei manager di riferimento dell’industria nautica italiana. Ha lavorato per molti anni all’interno del Gruppo Azimut Benetti, prima dentro Azimut di Avigliana, poi guidando il cantiere Atlantis (dopo la acquisizione dell&#8217;unità produttiva e i modelli in produzione dalla famiglia Gobbi) prima di scegliere una nuova strada. Proprio in piena crisi infatti ha scelto di accogliere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Carla Demaria è uno dei manager di riferimento dell’industria nautica italiana. Ha lavorato per molti anni all’interno del Gruppo Azimut Benetti, prima dentro Azimut di Avigliana, poi guidando il cantiere Atlantis (dopo la acquisizione dell&#8217;unità produttiva e i modelli in produzione dalla famiglia Gobbi) prima di scegliere una nuova strada. Proprio in piena crisi infatti ha scelto di accogliere una offerta di Madame Roux (imperatrice della nautica francese) ed entrare nel gruppo Beneteau. La sua missione è lanciare una gamma di lusso costruita con il marchio MonteCarlo, il primo modello sarà un motoscafo di 23 metri.</p>
<p><strong>A fine 2008 con la crisi già visibile, è arrivata la notizia dell’ingresso del colosso francese Beneteau nel settore degli yachts di lusso, dopo poco più di un anno, confermate quella decisione?</strong></p>
<p>“Sì, è stata una scelta molto opportuna. Il gruppo Beneteau era già il più grande costruttore europeo di imbarcazioni a motore sino a 15 mt. e la decisione di diventare un attore di riferimento anche nella fascia più grande è avvenuta con la convinzione che i profondi cambiamenti sociali ed il riassetto del settore nautico che già si intravedevano come conseguenza della crisi, erano un’opportunità da cogliere. Abbiamo impostato la strategia lavorando sulla valorizzazione della nostra doppia anima franco-italiana, cioè il più avanzato know-how industriale e la migliore tradizione nel design e nell’esecuzione, la collaborazione con le eccellenze del settore, il pluripremiato team di designers Nuvolari &amp; Lenard e la società di engineering slovena Seaway ed un focus molto forte sull’innovazione”.</p>
<p><strong>Il gruppo Beneteau ha scelto l’Italia per questa sua nuova iniziativa: managers, sito produttivo e designers. Un valore aggiunto?</strong></p>
<p>“L’Italia è per gli yachts quello che la Svizzera è per gli orologi e il gruppo francese ne ha riconosciuto la supremazia mondiale nel segmento. Per il sito produttivo abbiamo deciso di essere innovativi anche nella localizzazione, scegliendo Monfalcone nel golfo di Trieste, all’interno di una vasta area sul mare che un’attenta amministrazione locale sta trasformando in polo nautico, con cantieri che rispondono ai più rigidi parametri di sicurezza e ambiente e un marina con 2700 posti barca. Quanto alla scelta dei designer Nuvolari &amp; Lenard, non ci ha sorpreso che abbiano vinto la gara che avevamo aperto coinvolgendo alcuni tra i migliori nomi del nostro settore. Il progetto che hanno presentato, e poi realizzato, è all’altezza della loro fama”.</p>
<p><strong>Che prodotto dobbiamo aspettarci?</strong></p>
<p>“Stiamo assistendo a modificazioni significative della società che, sperimentate le conseguenze di eccessi e di atteggiamenti disinvolti di finanza e politica, cerca valori e concretezza. Anche per i prodotti di lusso si affermano nuovi canoni: responsabilità, funzionalità, sostenibilità, personalità. La qualità intrinseca è finalmente tornata ad essere un driver importante nella decisione di acquisto.</p>
<p>Sono concetti condivisi con Nuvolari &amp; Lenard, che li hanno espressi liberamente, senza vincoli di stile legati a modelli esistenti da difendere. E’ nata una gamma di imbarcazioni eleganti, non estreme, rassicuranti, destinate a durare nel tempo. Abbiamo arricchito il progetto con forti contenuti tecnici investendo molto in innovazione soprattutto in sicurezza, impatto ambientale, funzionalità, comfort.</p>
<p><strong>Qual’è il primo modello e quando lo vedremo?</strong></p>
<p>Il primo modello, il MCY 76, è un 23 mt nella versione flybridge e sarà presentato alla stampa ad inizio luglio a Venezia e al pubblico a settembre, al Festival de la Plaisance di Cannes.</p>
<p><strong>L’industria nautica italiana ce la farà a superare questo momento di crisi?</strong></p>
<p>“Come tutti, credo, vivo con preoccupazione le gravissime conseguenze di un modello economico mondiale che ha perso i parametri fondamentali per la sua continuità. La nautica paga un conto pesante e assisteremo ad un riassetto significativo del comparto. Le nostre aziende stanno soffrendo molto: alcune non ce la faranno. Altre che hanno saputo adattarsi più velocemente alla drastica contrazione della domanda e possono contare su una più solida posizione finanziaria e ne usciranno in alcuni casi rafforzate. Occorrerà molto tempo per ritrovare i volumi e la redditività degli anni più recenti e sarebbero necessarie da subito iniziative a supporto della cantieristica, quali una legge che incentivi il rinnovamento dei modelli, da sempre punto di forza dei costruttori italiani, attraverso sgravi fiscali per la progettazione e la costruzione di nuovi stampi. Purtroppo la nautica italiana è stata completamente dimenticata dalle istituzioni, che forse ignorano che contiamo lo stesso numero di addetti del settore chimico”.
<ul class="related_post">
<li>24 ottobre 2011 &#8212; <a href="http://www.thesailingtimes.com/2011/10/24/mercato-e-novita-vela/" title="Mercato e novità vela">Mercato e novità vela (0)</a></li>
<li>24 ottobre 2011 &#8212; <a href="http://www.thesailingtimes.com/2011/10/24/gli-interni-e-la-vela/" title="Gli interni e la vela">Gli interni e la vela (0)</a></li>
</ul>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thesailingtimes.com/2010/04/11/la-signora-del-motore/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Antonelli lascia Pershing</title>
		<link>http://www.thesailingtimes.com/2010/03/08/tilli-antonelli-lascia-pershing/</link>
		<comments>http://www.thesailingtimes.com/2010/03/08/tilli-antonelli-lascia-pershing/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 23:01:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Vettese</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantieri]]></category>
		<category><![CDATA[Motore]]></category>
		<category><![CDATA[Antonelli]]></category>
		<category><![CDATA[Pershing]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.thesailingtimes.com/?p=459</guid>
		<description><![CDATA[La notizia è &#8220;sentimentalmente&#8221; più importante di quel che può sembrare a una prima lettura dei fatti economici. Attilio &#8220;Tilli&#8221; Antonelli è uno degli imprenditori più dinamici dell&#8217;ultimo ventennio. Nato in Romagna ha passato la gioventù a bordo del Moro di Venezia di Raul Gardini conquistando presto il soprannome di &#8220;Toro Tilli&#8221; per la sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La notizia è &#8220;sentimentalmente&#8221; più importante di quel che può sembrare a una prima lettura dei fatti economici. Attilio &#8220;Tilli&#8221; Antonelli è uno degli imprenditori più dinamici dell&#8217;ultimo ventennio. Nato in Romagna ha passato la gioventù a bordo del Moro di Venezia di Raul Gardini conquistando presto il soprannome di &#8220;Toro Tilli&#8221; per la sua risolutiva potenza fisica. Certo che nel mondo della vela non poteva far cassa ha fondato i &#8220;Cantieri dell&#8217;Adriatico&#8221; che hanno iniziato a produrre le barche Pershing, nome preso a prestito da quello dei missili inventati dal generale John Pershing. Ed è stata una delle favole dell&#8217;italian style: con il designer Fulvio De Simoni Tilli impone un open abitabile che ha fatto scuola, di abitabilità e stile visto che la finestrella ad arco è stata copiata anche nelle auto.  Negli anni del boom il cantiere si è chiamato Pershing ed è confluito nel Gruppo Ferretti, trovando energie per diventare grande e fare ricerca.  Ma dopo il successo del gruppo ha condiviso anche la forte crisi. Negli ultimi mesi Antonelli avrebbe visto bene la vendita del &#8220;suo&#8221; cantiere di cui era sempre rimasto l&#8217;anima operativa a nuovi acquirenti, fondi internazionali, con una offerta di 100 milioni. Il gruppo non ha voluto cedere il marchio, che ritiene strategico per uscire dalla crisi e Antonelli si è dimesso. Se la crisi non rientra per l&#8217;imprenditore romagnolo significa la definitiva separazione dalla sua creatura.  Questo il testo del comunicato ufficiale del Gruppo Ferretti: &#8221;Il cda di Ferretti Spa ha rifiutato un’offerta d’acquisto pervenuta lo scorso 3 febbraio per la controllata Pershing. Decisione presa in considerazione della rilevanza strategica del marchio, dell’importanza dell’unità produttiva di Mondolfo e del valore tecnico-umano delle persone che vi operano, al fine di raggiungere gli obiettivi previsti dal piano industriale e di rilancio del gruppo. Il presidente di Pershing, Attilio Antonelli, non condividendo tale scelta, ha deciso di rassegnare le dimissioni dagli incarichi societari. I cda di Ferretti Spa e di Pershing, seppur con rammarico, hanno preso atto di tale decisione. Il presidente Norberto Ferretti, e l’ad Salvatore Basile, ringraziano Tilli Antonelli per il lavoro svolto in questi anni e gli formulano i più sinceri auguri per il suo futuro&#8221;. Qualche giorno fa il Gruppo aveva ceduto il marchio Aprea al suo fondatore Cataldo Aprea con la famiglia Pollio, che quindi restava invece del cantiere che aveva reso famoso.
<ul class="related_post">
<li>27 aprile 2010 &#8212; <a href="http://www.thesailingtimes.com/2010/04/27/il-tilli-pensiero/" title="Il Tilli pensiero">Il Tilli pensiero (0)</a></li>
</ul>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thesailingtimes.com/2010/03/08/tilli-antonelli-lascia-pershing/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Barca a motore</title>
		<link>http://www.thesailingtimes.com/2010/02/05/barca-a-motore/</link>
		<comments>http://www.thesailingtimes.com/2010/02/05/barca-a-motore/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 00:53:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Vettese</dc:creator>
				<category><![CDATA[Motore]]></category>
		<category><![CDATA[barche a motore]]></category>
		<category><![CDATA[yacht]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.thesailingtimes.com/?p=15</guid>
		<description><![CDATA[Il mondo della vela e del motore possono incontrarsi, perchè oltre ai vecchi &#8220;ferri da stiro&#8221; ci sono barche che assimilano tante lezioni riducendo i consumi e i costi, l&#8217;impatto. Il &#8220;green&#8221; è stato uno dei temi del salone di Dusseldorf. Non tutto è oro, nel senso che per molti scrivere &#8220;eco&#8221; è una specie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mondo della vela e del motore possono incontrarsi, perchè oltre ai vecchi &#8220;ferri da stiro&#8221; ci sono barche che assimilano tante lezioni riducendo i consumi e i costi, l&#8217;impatto. Il &#8220;green&#8221; è stato uno dei temi del salone di Dusseldorf. Non tutto è oro, nel senso che per molti scrivere &#8220;eco&#8221; è una specie di pass partout per vendere roba vecchia con il vestito nuovo. Aggiungo a una navetta due tonnellate di batterie al litio e la faccio diventare a impatto zero. Ma non bisogna fermasi, anche nella nautica a motore esiste un piacere intelligente, perfino tra quei prodotti che ai velisti sembrano roulotte da porto. Eppure non sono pochi i velisti che raggiunta una certa maturità tra un&#8217;estate passata  cercare il vento ma navigando tano a motore pensano che sia meglio addirittura partire a motore, magari con un Laser a bordo.
<ul class="related_post">
<li>9 aprile 2011 &#8212; <a href="http://www.thesailingtimes.com/2011/04/09/total-cruising-boat/" title="Total cruising boat">Total cruising boat (0)</a></li>
<li>5 febbraio 2010 &#8212; <a href="http://www.thesailingtimes.com/2010/02/05/bmw-oracle/" title="Louis Vuitton Trophy">Louis Vuitton Trophy (0)</a></li>
<li>5 febbraio 2010 &#8212; <a href="http://www.thesailingtimes.com/2010/02/05/ciao-mondo/" title="Innovazione">Innovazione (0)</a></li>
</ul>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thesailingtimes.com/2010/02/05/barca-a-motore/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Innovazione</title>
		<link>http://www.thesailingtimes.com/2010/02/05/ciao-mondo/</link>
		<comments>http://www.thesailingtimes.com/2010/02/05/ciao-mondo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 23:39:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Vettese</dc:creator>
				<category><![CDATA[Motore]]></category>
		<category><![CDATA[wally]]></category>
		<category><![CDATA[yacht]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.thesailingtimes.com/?p=1</guid>
		<description><![CDATA[Wally Power, una barca simbolo. Simbolo dell&#8217;innovazione, della velocità come forma simbolica, anche di un certo tipo di esagerazione cui si siamo abituati prima della crisi. Ma non è un caso sia stata usata nel film The Island come immagine latente e forse non è casuale anche il fatto che Luca Bassani abbia deciso di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Wally Power, una barca simbolo. Simbolo dell&#8217;innovazione, della velocità come forma simbolica, anche di un certo tipo di esagerazione cui si siamo abituati prima della crisi. Ma non è un caso sia stata usata nel film The Island come immagine latente e forse non è casuale anche il fatto che Luca Bassani abbia deciso di realizzare proprio un&#8217;isola spostabile con la complicità di Hermes. Adesso sta crescendo dentro un cantiere di Ancona, la carena è presa a prestito da una nave che fa rilevamenti nei mari del nord, quindi una cosa che al contrario di quanto pensano in molti può navigare.
<ul class="related_post">
<li>9 aprile 2011 &#8212; <a href="http://www.thesailingtimes.com/2011/04/09/total-cruising-boat/" title="Total cruising boat">Total cruising boat (0)</a></li>
<li>5 febbraio 2010 &#8212; <a href="http://www.thesailingtimes.com/2010/02/05/bmw-oracle/" title="Louis Vuitton Trophy">Louis Vuitton Trophy (0)</a></li>
<li>5 febbraio 2010 &#8212; <a href="http://www.thesailingtimes.com/2010/02/05/barca-a-motore/" title="Barca a motore">Barca a motore (0)</a></li>
</ul>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thesailingtimes.com/2010/02/05/ciao-mondo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

