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	<title>The Sailing Times &#187; Vela</title>
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	<description>Il Mondo della Nautica OnLine</description>
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		<title>Le vele latine</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 17:23:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Vettese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bellezza dei contrasti. Poche decine di metri separano il Marina dell’ex Arsenale della Maddalena dalla base dove si allunga la fila dei container, le “officine mobili” dei team in competizione al Louis Vuitton Trophy. La gigantesca gru telescopica muta il rosso intenso del suo braccio, dritto verso il cielo come se volesse ammonirlo, quando il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bellezza dei contrasti. Poche decine di metri separano il Marina dell’ex Arsenale della Maddalena dalla base dove si allunga la fila dei container, le “officine mobili” dei team in competizione al Louis Vuitton Trophy. La gigantesca gru telescopica muta il rosso intenso del suo braccio, dritto verso il cielo come se volesse ammonirlo, quando il sole lo scaraventa a terra, annerendolo quasi fosse la lancetta di una meridiana. Una radio a tutto volume, è il rapper Jay-Z ad irretire un’alba pacata,da affresco tiepolesco, e dunque rosa e celeste. In veleria, un ventilatore asciuga uno spinnaker, è tiepido, ronzante scirocco. Carbonio, kevlar, vetroresina: “cose” degne di Jules Verne per le barche a vela latina che beccheggiano appena nel riquadro di un azzurro appena increspato del marina. Sono nate e cresciute quando andar per mare era comunque fatica anche quando non era lavoro. Per orientarsi, le stelle, ben prima del sestante, del cronometro e delle effemeridi.</p>
<p>Apparsa intorno all’anno Mille, diffusa in Mediterraneo dagli arabi, la vela latina ha soppiantato la vela quadra. Per intenderci, quella di Ulisse. Dunque, i latini non c’entrano nulla con il suo nome, contrazione ed evoluzione della definizione “vela alla trina”, a triangolo, formato dall’”antenna”, issata diagonalmente all’albero, con l’angolo di scotta in basso. La Sardegna e in particolare La Maddalena,  hanno contribuito alla sua rinascita insieme a Stintino , Carloforte, Bosa, Alghero. I maestri d’ascia sardi ci sono ancora: tra i più noti, Del Giudice e Carrano, Polese, Sanna. E così i velai, che cuciono- volendo anche in tela- la grande “bastarda”, la media “burda”, la piccola “marabutto”.</p>
<p>Serpe istoriate, essenze pregiate, ottoni: è la palese “lontananza” da ogni assimilazione alla produzione in serie, fosse anche la più limitata. La bellezza è rigore: solo le bussole occhieggiano sulla coperta. Bitte e gallocce?  Domanda inutile, sono in legno. Vecchie signore, fascino d’antan, piacere di un tempo che fu? No, da tutte trasala un profumo ora quasi dimenticato, una compostezza domestica e virile, di quando si costruiva con la prospettiva del “sempre” e invece di buttare via si riparava e si restituiva. Non è solo flatting, è la mano del maestro che ha cercato nei tronchi  e nei rami quelli che avesse già la forma più idonea per intagliare uno un madiere, un segmento del cavallino. Verrebbe da accarezzarle ma potrebbero scostarsi, ingelosite dai tanti sguardi catalizzati dalle protagoniste del Louis Vuitton Trophy, slanciate e fatali nel loro abito nero che lascia spazio agli sguardi e ai commenti.</p>
<p>Il tempo delle signore a vela latina ormeggiate nel marina scorre al ritmo degli anni e dei decenni. Non è così per le atlete che si contendono anche l’ultimo decimo di secondo. Aveva ragione Einstein, anche il tempo è relativo.</p>
<p>Donatello Bellomo
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		<title>Oceanis 58</title>
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		<pubDate>Sun, 23 May 2010 09:26:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Vettese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il lusso a portata di mano. Quale lusso? Forse non quello di sprecare denaro. Quello di fare grandi vacanze si. Oceanis 58 è una barca costruita da un cantiere che non ha bisogno di presentazioni che si affaccia, come ha fatto con il marchio Jeanneau, a un mercato di taglie importanti. Piccoli numeri, un mercato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il lusso a portata di mano. Quale lusso? Forse non quello di sprecare denaro. Quello di fare grandi vacanze si. Oceanis 58 è una barca costruita da un cantiere che non ha bisogno di presentazioni che si affaccia, come ha fatto con il marchio Jeanneau, a un mercato di taglie importanti. Piccoli numeri, un mercato fatto di cantieri abituati a offire tra i plus l&#8217;idea di una barca &#8220;custom&#8221; che poi molto spesso finisce per essere solo la barca che ha voluto un armatore in cerca di guai: perchè troppo vicina ai suoi desideri e non alle idee di un buon progettista. Spesso più bravo. La carena di questa nuova ammiraglia del più grande cantiere del mondo per le barche a vela è disegnata da Berret Racopeau, gli interni dallo studio milanese Nauta, che ha firmato già tutto il resto della serie Oceanis applicando uno stile concreto, fatto di semplicità per l&#8217;occhio con colori tradizionali e di spazi molto ampi per vivere.</p>
<p>Oceanis 58 è disponibile in versione tre cabine più equipaggio e in versione quattro cabine più equipaggio. Finiture e impianti come sempre completi a livello Beneteau, uno dei primi cantieri che ha voluto proporre barche con dotazioni adeguate a navigare davvero nel listino o al massimo in un unico pack con sovrapprezzo per non disorientare i clienti con una lista infinita di optional. Insomma il contrario di quanto ha fatto per anni Grand Soleil che nella lista magica ha inserito perfino il bulbo.</p>
<p>Le scelte di base fatte per questa ammiraglia sono grande luce negli interni, con ampie finestrature anche nelle cabine di poppa, da cui se lo spoiler è libero si può ammirare la vista. Non del molo&#8230; ma della rada quando si è all&#8217;aperto. Oceanis 58 è destinato a diventare un esempio, perchè unisce alcuni elementi di evidente tradizione con delle scoperte o meglio &#8220;ri&#8221; scoperte che ne fanno una macchina da crociera formidabile. La lunghezza fuori tutto supera di poco i 18 metri e si attesta sui 60 piedi reali, quella della carena arriva a 17,75. La larghezza è di cinque metri, l&#8217;immersione di 2,60, il dislocamento tutto sommato contenuto: 22 mila kg circa.   Motore da 140 cavalli per veloci trasferimenti.</p>
<p><a href="http://www.thesailingtimes.com/wp-content/uploads/2010/05/oceanis581.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-754" title="oceanis58" src="http://www.thesailingtimes.com/wp-content/uploads/2010/05/oceanis581-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><a href="http://www.thesailingtimes.com/wp-content/uploads/2010/05/Oceanis58int21.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-755" title="Oceanis58int2" src="http://www.thesailingtimes.com/wp-content/uploads/2010/05/Oceanis58int21-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p><a href="http://www.thesailingtimes.com/wp-content/uploads/2010/05/Oceanis58int4.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-762" title="Oceanis58int" src="http://www.thesailingtimes.com/wp-content/uploads/2010/05/Oceanis58int4-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>
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		<title>Jeanneau 53</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 22:27:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Vettese</dc:creator>
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La tradizione dei grandi 50 piedi da crociera di Jeanneau inizia una quindicina di anni fa con un progetto che ha avuto grande fortuna, il Sun Odyssey 51. Era uno dei primissimi quattro cabine quattro bagni di quindici metri, una barca molto longeva la cui carena dopo aver preso il nome di 52.2, ha smesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.thesailingtimes.com/wp-content/uploads/2010/02/J53_2cabav-2cabarSkipper.jpg"><img src="http://www.thesailingtimes.com/wp-content/uploads/2010/02/J53_2cabav-2cabarSkipper-300x102.jpg" alt="" title="J53_2cabav-2cabarSkipper" width="300" height="102" class="alignnone size-medium wp-image-354" /></a></p>
<p>La tradizione dei grandi 50 piedi da crociera di Jeanneau inizia una quindicina di anni fa con un progetto che ha avuto grande fortuna, il Sun Odyssey 51. Era uno dei primissimi quattro cabine quattro bagni di quindici metri, una barca molto longeva la cui carena dopo aver preso il nome di 52.2, ha smesso di essere prodotta da poco. Il disegno della carena era di Farr ma la sua impostazione vedeva tra i responsabili Japec Jacopin, sloveno geniale che ha detto molto nel mondo della vela e firmato poco.<br />
Il nuovo 53 è un passo avanti in stile, abitabilità, anche velocità. La carena è di Philippe Briand, al resto ha lavorato lo studio Garroni di Genova. E&#8217; una barca di intersezione tra il mondo delle ammiraglie, che costano un sacco di soldi, e barche destinate a un pubblico con portafogli più normali. Ovviamente è proposto in più versioni, destinate al pubblico &#8220;owner&#8221; che desidera grandi cabine armatoriali e cabina marinaio e a quello &#8220;charter&#8221; con le sue esigenze di affollamento. Per tutte lo stesso prezzo di partenza, 250 mila euro più Iva. Per portarla in mare servono oltre alle tasse altri cinquantamila euro per trasporto e optional necessari. Una quotazione che resta senz&#8217;altro interessante per il rapporto qualità prezzo della barca. </p>
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		<title>Vela</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 00:52:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Vettese</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è una maturità per le barche a vela? Cambiano ma gli espertoni di banchina continuano a pensare che le vecchie, talvolta quelle su cui hanno imparato, siano le migliori. Eppure non è così. Un progresso notevole è l&#8217;espressione del lavoro di tanti progettisti che hanno saputo cogliere e sviluppare nuove tecnologie, anche nuovi modi di navigare. Nessuno avrebbe creduto che con un monoscafo si potesse girare il mondo a 40 nodi. Se una barca non era una &#8220;boa&#8221; non era sicura&#8230; Eppure succede, e chi ha delle bache da crociera simili e plananti si diverte. La crociera cambia, le barche cambiano. Anche con lo stesso mare di sempre.
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