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	<title>The Sailing Times &#187; Coutts</title>
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	<description>Il Mondo della Nautica OnLine</description>
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		<title>Dieci team, una Coppa</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jun 2010 09:27:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Vettese</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>I dieci team che sono schierati a La Maddalena sono i potenziali protagonisti della Coppa America numero 34. Sono un defender e dieci sfidanti: su All4One infatti navigano due equipggi che dividono le poche risorse e i molti talenti. Il defender BMW Oracle è partito male e finito peggio: doveva essere il protagonista ma è già escluso. Forse pesano i troppi festeggiamenti, i mesi passati a bordo del trimarano. D&#8217;altra parte si dimostra che hanno un vantaggio i team che hanno partecipato agli eventi di Nizza e Auckland. Squadre che sono cresciute molto. La prima fra tutte è Artemis, la barca svedese voluta da Paul Cayard, che da Nizza ha subito una totale trasformazione. A La Maddalena si dimostra quella più sicura, padrona del campo. Più lucida di Emirates Team New Zealand, Mascalzone Latino, All4One. Mascalzone e il suo team sono in grado di navigare bene, le altre due italiane meno. Azzurra nelle acque di casa, anche se la Costa Smeralda si può nominare appena, ha mostrato qualche smagliatura, ma attenzione ai facili giudizi, sono gli altri in crescita più che lei in calo. Luna Rossa paga la novità: lo squadrone è forte, ma da sintonizzare, da mettere insieme. Non bastano i quattro velisti italiani che hanno vinto la Coppa America a bordo (Plazzi, De Mari, Rapetti e Mazza) le nove medaglie che si sommano tra Grael e Scheidt e  il timoniere di Alinghi. Ricette? Programmi e denaro. Per alcuni team c&#8217;è di sottofondo una (ma loro lo sanno bene) mancanza di obiettivi organici, o la speranza di far le nozze con i fichi secchi, confidando in entusiasmi e giovani. D&#8217;altra parte senza Protocollo e regole è tutto un poco più complesso. Mascalzone e Luna Rossa sanno che faranno la Coppa, la campagna acquisti in pieno svolgimento. Per Azzurra la situazione è più incerta, non si percepisce una autentica propulsione verso la Coppa. Cosa definisce un team che vuole partecipare alla Coppa da uno che si limita a partecipare agli eventi del Louis Vuitton Trophy nella speranza che uno sponsor cada nella rete e finanzi l&#8217;avventura? Facile: chi ha scelto un progettista o almeno un responsabile tecnico serio vuole fare la Coppa America. Per il momento questi nomi sono pochissimi. Chi si è mosso bene è TeamOrigin che ha chiamato Grant Simmer, il responsabile del coordinamento del progetto di Alinghi. La squadra inglese con un professionista del genere è forte. Questo è anche il sintomo che Ernesto Bertarelli ha &#8220;mollato il colpo&#8221;: Ed Baird con Luna Rossa,  Simmer con TeamORigin, Vroljik conteso tra Luna Rossa e, forse, Azzurra. E Brad Butterworth? Si attende il ritorno della magica coppia Coutts Butterworth, oppure potrebbe arrivare anche lui dalle parti di Luna Rossa: il legame esiste. Grande amico di Matteo Plazzi (con cui ha fatto un giro del mondo su Winston) potrebbe dare un apporto concreto al team. Sono settimane importanti per la Coppa e manca un ingrediente fondamentale, che poi era la premessa delle buone intenzioni di Coutts e Onorato. Qui a La Maddalena manca una vera azione di &#8220;mediazione&#8221;. Le gerarchie e le relazioni tra Defender, Challenger, WSTA e Louis Vuitton sono confuse. L&#8217;associazione degli armatori (WSTA) è stata creata proprio per gestire la Coppa in caso di vittoria di BMW Oracle, ma non sembra che tutto debba andare in quella precisa direzione. BMW Oracle non ha voluto riparare di gran carriera le sue barche rotte da Bertrand Pace, sintomo forse di una presa di distanza dall&#8217;evento. Ma la domanda è: presa di distanza dall&#8217;associazione o dalla maison francese? Provate a rispondere, tenendo però conto che la Coppa America arriverà sabato per essere visibile al pubblico.
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		<title>New Zealand twin keel</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 23:18:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Vettese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una delle barche più famose della Coppa America è questa New Zeland, ormai trasformata in museo galleggiante per trasportare i turisti nel Viaduct Basin di Auckland. Disegnata dallo studio Farr doveva essere imbattibile con il vento di San Diego grazie alla sua configurazione con due chiglie: sulla carta una soluzione vincente per la &#8220;portanza&#8221; ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle barche più famose della Coppa America è questa New Zeland, ormai trasformata in museo galleggiante per trasportare i turisti nel Viaduct Basin di Auckland. Disegnata dallo studio Farr doveva essere imbattibile con il vento di San Diego grazie alla sua configurazione con due chiglie: sulla carta una soluzione vincente per la &#8220;portanza&#8221; ma molto difficile da mettere a punto. In quella edizione della Coppa non era l&#8217;unica a tentare questa strada, infatti anche Spirit of Australia di Iain Murray la montava con un certo successo ma il team non era molto ricco.<br />
New Zealand è quella che ha incontrato il Moro di Venezia nella finale Louis Vuitton, la barca diventata famosa per il bompresso e per la grande protesta che lo riguardava poi vinta dal Moro. Va detto che il bompresso era certamente usato in maniera irregolare per le regole del tempo, ma che i vantaggi che dava in termini di prestazioni sono molto modesti, al tempo calcolati come qualche secondo per ogni strambata.<br />
La configurazione con due chiglie &#8220;twin keel&#8221; può dare vantaggi notevoli soprattutto nella navigazione in linea retta mentre è più difficile la manovra in partenza e spesso dovevano timonare in due, il tattico David Barnes azionava la deriva di prua e il timoniere Roderick &#8220;Rod&#8221; Davis quella di poppa. Nelle ultime due regate nel tentativo di ribaltare la situzione hanno debuttato in Coppa America il tattico Brad Butterworth e il timoniere Russell Coutts.<br />
Le prestazioni erano ottime con mare quasi piatto e vento di 6, 8 nodi. Per il resto New Zealand era una barca corta e leggera, una soluzione che nella formula Iacc non si è mai confermata vincente e tutti hanno scelto una strada verso le massime dimensioni di peso e lunghezza. Dunque le prestazioni &#8220;assolute&#8221; della configurazione della chiglia non sono del tutto misurabili. Il Moro di Venezia è stato il primo Iacc a raggiungere le massime dimensioni, strada seguita anche da America Cubed che ha aggiunto due intuizioni fondamentali, ridurre la larghezza in coperta e la superficie bagnata con chiglia e timone molto piccoli, strada seguita poi da tutti i progettisti. </p>
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		<title>Tutti fermi</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 17:53:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Vettese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Valencia la giornata è perfetta per regatare con qualsiasi barca sia costruita per andare in mare con un ragionevole grado di sicurezza. In un circolo velico del nord Europa avrebbero mandati in mare anche i ragazzini con l’Optimist… sotto gli occhi per nulla preoccupati delle mamme: “fa un po’ freddo è c’è vento, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Valencia la giornata è perfetta per regatare con qualsiasi barca sia costruita per andare in mare con un ragionevole grado di sicurezza. In un circolo velico del nord Europa avrebbero mandati in mare anche i ragazzini con l’Optimist… sotto gli occhi per nulla preoccupati delle mamme: “fa un po’ freddo è c’è vento, ma ti diverti”. Invece i due grandi giganti realizzati con il meglio della tecnologia del carbonio, dell’aeronautica, della nautica sono rimasti fermi in porto. L’esempio calza: “voi portereste una Formula Uno a fare un rally?”. Ma non convince, il mare è uguale per tutti da sempre, le piste no. In questi giorni c’è una barca che somiglia tanto a Bmw Oracle che si chiama Groupama e corre attorno al mondo per conquistare il record Jules Verne in meno di 50 giorni: può viaggiare a 850 miglia in un giorno. Con qualsiasi mare e qualsiasi vento. Non è una barca da rally, è una Formula Uno&#8230; A far la differenza è il piano velico tradizionale, senza l’ala. Ma i velisti dicono che regge, l&#8217;hanno lasciata montata tutta la notte, con un gommone che sposta il trimarano per non farle prendere vento e tre persone sempre a bordo.<br />
Certo oggi non era attesa nessuna regata, il programma prevede un giorno si e uno no e oggi era giorno no. Comunque dopo tanta attesa sono in tanti a chiedersi perché non si cambi rapidamente il programma, provando a regatare ogni giorno possibile. Ieri il presidente del Comitato Harold Bennet ha provato a spiegare perché ha lasciato le barche in porto. Ha deciso di interrompere l’attesa senza consultare i concorrenti. A guardare il mare da terra era del tutto navigabile e si percepisce una strana volontà di non fare le regate, di tirare in lungo. Il popolo degli osservatori non capisce, è una vacanza non voluta. Qualche sussulto di interesse per le visite dei vip: oggi il signor Virgin e amante dei record a vela e non sir Richard Branson, con la sua chioma bionda ha messo il naso nelle due basi, ha parlato con Ellison, Bertarelli, Coutts. Non lo hanno convinto “la Coppa la guardo…. Non farò la prossima… spero anch’io che in una settimana sia tutto chiuso”. Larry Ellison nel frattempo ha portato dentro al porto il suo megayacht Rising Sun: oltre centotrenta metri dedicati al suo ego, piscine, sale da pranzo e si favoleggia di una teca già pronta per la Auld Mug, vecchio nome della Coppa America. Era sempre rimasto alla fonda al largo e non lo aveva mai voluto portare “nel porto di Bertarelli”. Disgelo? Non sembra, i due non si parlano, non si mandano a dire nulla. Forse una riunione tra i team potrebbe portare un calendario più realistico e veloce. Ma c’è l’ostacolo della udienza del 25 febbraio, che dovrebbe decidere se le vele di Alinghi sono legali, pur parzialmente costruite negli Stati Uniti o no. Domani le previsioni ancora una volta non promettono niente di buono e si uscirà in mare con due ore di ritardo. I meteorologi dicono che la Coppa comincerà domenica.</p>
<p>Nella foto Loick Peyron, fratello di Bruno che detiene il record del giro del mondo con 50 giorni e qualche ora spiega come potrebbe essere la partenza e la regata tra i due multiscafi.
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