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Per vincere cinque medaglie alle Olimpiadi, un argento di assaggio e poi quattro ori consecutivi, ci vuole una freddezza di nervi, una solidità di fisico, che pochi asoluti campioni possono avere. Ben Ainslie, ora baronetto, è stato quello che ha portato a casa più risultati di una nidiata di velisti inglesi che hanno messo in fila il mondo, sono amici nemici, contenti dei risultati uno dell’altro. Il solitario, algido, sicuro Ben ha scritto una toccante lettera dopo la morte dell’amico Andrew “Bart” Simson, che incontrava come avversario, ma lo leggerete, in gioventù.

Le ultime settimane sono state le più sconvolgenti, le più dolorose e le più sconcertanti della mia vita. Lo sport della vela ha perso altre persone di talento nel corso degli anni, persone a cui sono stato vicino, ma mai così vicino come ero a Andrew ‘Bart’ Simpson. La nostra amicizia risaliva a molto tempo indietro, a quando eravamo ragazzi che risalivano le classifiche. Abbiamo iniziato uno contro l’altro in Optimist: io, Iain Percy, Bart e un sacco di altri marinai ancora forti oggi, gente come Nick Rogers e Chris Draper. Siamo cresciuti insieme. Abbiamo condiviso l’adolescenza rumorosa di tutti i ragazzi della nostra età. Abbiamo fatto un bel po’ di viaggi per strada insieme, in giro l’Europa e l’Australia, a corto di benzina, facendo casino, generalmente irresponsabili. Quelli sono davvero ricordi felici. E ora non c’è più. Tutti noi che abbiamo amato Bart abbiamo bisogno di un lungo periodo di tempo per venire a patti con il fatto che egli non è più con noi, e con le circostanze della sua morte. Penso in particolare alla sua famiglia, alla sua incredibile moglie Leah e ai loro due ragazzi Freddie e Hamish. Ero anch’io in mare a vela a San Francisco con Oracle AC72, nei momenti in cui è accaduto. Stavamo per risalire il vento e avvicinarsi ad Artemis quando li abbiamo visti capovolgersi. E ‘successo tutto così in fretta. Appena le nostre barche di supporto sono andate a fornire aiuto, abbiamo riportato a terra il nostro AC72, ma ben presto è apparso evidente che qualcuno era rimasto in acqua, intrappolato. Sapevamo già che era improbabile che potesse trattarsi di una buona notizia. Quando è stato chiaro che si trattava di Bart, tutto il mondo mi è crollato dentro. Sapevo che Leah e i ragazzi erano a San Francisco. Il fine settimana prima con Iain eravamo stati a casa loro per un barbecue. Solo il giorno prima eravamo stati al telefono a farci le solite burle che si fanno tra stretti compagni. Si passa attraverso tutte le diverse emozioni. Si inizia con la confusione e l’incredulità e poi, lentamente, col tempo si scivola in un senso di realtà. Mi sono gettato nel fare tutto ciò che potevo per aiutare Iain e Leah e la famiglia. Mi sembrava fosse l’unica cosa utile. Il fatto che così tante persone abbiano fatto di tutto per cercare di dare una mano è stata subito una misura dell’affetto che Bart aveva intorno. Un sacco di omaggi sono stati indirizzati a Bart nelle ultime settimane, tutti meritati perché non dovrebbe mai essere dimenticato proprio per l’uomo speciale che era. Non era il più forte, né il più celebre nella nostra squadra GBR, ma era il più gentile, e il più saggio. E che marinaio di talento. Lui e Iain erano una grande squadra. Hanno vinto l’oro a Pechino e, probabilmente, avrebbero dovuto vincerne un altro a Londra la scorsa estate, quando sono stati colti oltre la linea nella Medal. Nessuno ha lavorato di più o meritato il successo più di quanto hanno fatto loro. Tardivamente, attraverso il dolore, ci sono stati momenti edificanti. Il funerale di venerdì in memoria di Bart era una bella occasione. Sherborne Abbey era piena fino al soffitto, gli inni, il coro, la musica, tutto era ben fatto. L’elogio di Iain era così… così commovente. Ed è stato fantastico parlare con i genitori di Bart, che sono stati spazzati via da tutto. Questa è stato probabilmente una delle cose più belle che mi porterò dentro di quel giorno. Erano entrambi più alti dopo, realizzando quale leggenda fosse stata il loro figlio. E poi questo fine settimana appena passato a Cowes, dove la comunità velica era riunita per la tradizionale Round Island Race. Ho passato molto tempo a pesare la decisione se fare la regata sul nostro AC45. Inizialmente ero contrario. Ma dopo un po ‘di tempo e dopo aver parlato con il resto dei ragazzi della squadra, abbiamo deciso che dovevamo andare avanti. Ho parlato con un paio di persone e tutti hanno detto la stessa cosa: Bart avrebbe voluto che noi andassimo avanti con lui. Oggi sono felice di averlo fatto. Abbiamo indossato la nostra attrezzatura e il nostro equipaggiamento normale, ma abbiamo aggiunto il lutto al braccio e un nastro con il nome di Bart sulla schiena. Il sole splendeva, il vento si è alzato e abbiamo stabilito il nuovo record del campo di regata, girando l’isola di Wight in meno di tre ore con un gruppo di marinai che si sentivano tutti stretti evicini a Bart. Ci sentivamo davvero speciali. Ci saranno momenti difficili più avanti, non da ultimo per l’America’s Cup stessa. E’ mia convinzione che Bart avrebbe voluto che continuasse, come è stato deciso. Come persona, avrebbe odiato il pensiero che tutto si potesse fermare a causa sua. Detto questo, ci sono chiaramente alcuni problemi da risolvere. Un sacco di persone hanno paragonato l’attuale classe AC72 alle auto di Formula Uno degli anni 1960 e 1970. Si tratta di macchine incredibilmente grandi e potenti e ci vuole tempo per trovarne i limiti. Ci vuole il massimo impegno per capire davvero ciò che è successo, e fare in modo che un incidente simile non accada di nuovo. Ma penso che la Coppa America può e vuole andare avanti. E qualora Oracle vincesse, penso che il formato proseguirà lungo le linee di questa edizione, con catamarani, vele rigide e foils, anche se forse con barche meno potenti. Questo abbasserà anche i costi, attirando più squadre e rendendo le cose più competitive. Il mio desiderio di vincere un giorno la Coppa America, non è rimasto offuscato. Sulle prime, la morte di Bart mi ha fatto venire il voltastomaco. Ho pensato di tutto, di rinunciare allo sport, provare qualcosa di diverso. Ora sono perfino più determinato a vincere. Talvolta abbiamo bisogno di qualcosa nella vita che ci faccia apprezzare le grandi opportunità che ci sono date, e ricordare di dare il massimo per esse.
Grazie, Bart, per la lezione finale. Ci mancherai terribilmente.

Ben Ainslie

Il Corriere della Sera riporta una prima dichiarazione di Patrizio Bertelli, raccolta poco dopo l’incidente di San Francisco. “Per continuare la sfida ci devono dare garanzie, altrimenti niente, il team è libero di scegliere se continuare o no,  ma con uno sport estremo servono garanzie”.
Sia Bertelli sia lo skipper Max Sirena fin dall’incidente di Oracle, avevano manifestato molti dubbi sulla sicurezza degli AC 72 e come il rischio per i velisti sia molto salito.
Max Sirena skipper di Luna Rossa ha dichiarato al New York Times “Sono barche troppo potenti, quando si è ribaltato Oracle ho subito pensato che non sarebbe stato l’unico, che gli indenti e le rotture sarebbe stati eventi da temere e con cui confrontarsi. E’ successo di nuovo. Del resto questo è lo sport e questi sono i rischi che ci prendiamo”. Anche durante il varo di Auckland lo scorso anno Sirena e Bertelli avevano dedicato molto tempo al tema della sicurezza. Ogni team ha affrontato allenamenti specifici in piscina e a bordo per saper reagire a queste situazioni nel modo migliore.
C’è da aspettarsi che nei prossimi giorni i team si riuniranno per stabilire un nuovo e piu stringente protocollo di sicurezza sia per gli allenamenti sia per le regate.

Non è la prima volta che si muore in Coppa America, era successo anche con i monoscafi nel 1999, in preparazione per la Coppa del 2000 di Auckland, quando lo spagnolo Martin Wizner è stato colpito alla testa da un pezzo del rigging che si era rotto a bordo della barca spagnola schierata da Desafio Espana di Pedro Campos.

Nella foto Max Sirena e Patrizio Bertelli durante le regate di Valencia nel 2007

Andrew “Bart” Simpson era uno di quei ragazzoni che passano i cento chili, sereni e coscienti della loro forza. Con il timoniere Iain Percy, uno dei grandi talenti della vela inglese, aveva vinto due medaglie alle Olimpiadi, un oro e un argento. Erano cresciuti insieme fin da ragazzi, avevano navigato tanto insieme prima da avversari sui singoli e poi in Star e su tante barche tra cui + 39. Iain era stato anche il testimone di nozze di Andrew. Una storia di successo e talento,  i due navigavano anche su Artemis, sfidante e Challenger of Record per la 34 esima edizione della Coppa America. Gli altri sfidanti che secondo il programma dovrebbero incontrarsi da luglio a fine agosto per conquistare il diritto alla sfida con il defender Oracle, lo ricordiamo, sono Emirates Team New Zealand e Luna Rossa.
Andrew è morto durante un banale allenamento nella baia di San Frnacisco. Intanto la dinamica dell’incidente: mentre la barca navigava a una velocità media, la traversa anteriore, ovvero l’elemento che collega i due scafi davanti all’ala, si è spezzata. A quel punto i due scafi hanno cominciato a muoversi in direzioni diverse, non più trattenuti tra loro, fino a quando si rotto tutto e ribaltato sotto la pressione dell’ala. Non è stato un errore di manovra, ne l’effetto delle condizioni del vento e del mare, è stato un cedimento della struttura a provocare l’incidente.  Il vento era di 18 / 20 nodi, condizioni più leggere di quelle che l’anno scorso avevano portato al ribaltamento di Oracle, spettacolare ma senza vittime. Cadendo nel groviglio di pezzi Andrew Simpson è rimasto intrappolato sott’acqua per dieci quindi minuti assieme a Craig Monk, altro espertissimo marinaio che per fortuna si è ripreso, al contrario di Andrew, una volta riportato a terra. Dopo l’incidente di Oracle del 2012 i team si erano scambiati molte notizie, oltre a proteggere il corpo con abbigliamento adeguato, come il casco e il salvagente sul torace, avevano deciso di adottare una bomboletta personale con l’ossigeno proprio per questi casi. Purtroppo però la bomboletta si può usare se non si perde conoscenza, una volta portato a terra tutti i tentativi di rianimarlo sono stati inutili.
La barca era la prima costruita dal sindacato svedese condotto da Paul Cayard (che in California è di casa), una barca che fin dall’inizio aveva dichiarato le sue debolezze, passando dal mare al cantiere per essere rinforzata proprio nella traversa che ha ceduto. I suoi limiti venivano anche dal fatto che non era progettata per “volare” (foiling) sull’acqua come lo sono Emirates Team New Zealand e Luna Rossa che hanno una struttura totalmente diversa e un assetto in navigazione molto più adatto a questa condizione. Le due barche che si sono ribaltate, anche la prima Oracle, non lo erano ed erano state adattate a questa nuova condizione. L’incidente mortale, e nella vela finora questo rischio era tipico solo di prove impegnative attorno al mondo e con un numero di vittime veramente esiguo, apre la polemica sulla pericolosità di questi catamarani classe AC72 voluti da Russell Coutts per disputare la prossima edizione della Coppa, che è sei sempre stata un palcoscenico per le innovazioni, ma non era mai arrivata a tanto. Di certo la Coppa America, già menomata di molti abituali partecipanti per via della crisi economica ma anche per la scelta di questi catamarani costosi e difficili, non aveva bisogno di questo duro colpo di immagine. Fin dai primi commenti pochi hanno rilevato come la barca si sia banalmente rotta, quasi tutti hanno alzato la bandiera del pericolo o della velocità, peraltro ampiamente annunciati da molti skipper. Ma la velocità massima non è diversa da quella raggiunta dai monoscafi condotti anche da velisti soliari attorno al mondo o a molti trimarani oceanici.
Nelle premesse tutto doveva somigliare allo spettacolo della F1, solo che le auto sono arrivate a un livello di sicurezza dopo anni di esperienza ben diverso.  Tuttavia, va ripetuto, siamo di fronte a una barca che fin dall’inizio aveva mostrato i suoi limiti: quella stessa traversa si era rotta alle prime uscite con gli scafi al traino e con ogni evidenza la struttura non è mai stata adeguata. Dicono che l’arroganza di Juan Kouyoumdjian che fin dall’inizio non abbia voluto ascoltare e guardare strutture diverse da quella che ha impostato abbia un peso in quello che è successo. In una recente intervista su Yacht Capital Giovanni Belgrano, uno dei progettisti di New Zealand, mette in evidenza come Artemis sia una barca pericolosa per la distribuzione di pesi e volumi oltre che per la struttura tradizionale, scelta per avere meno windage ma molto più fragile della X scelta per New Zealand e Luna Rossa.
Del resto un conto è trovarsi in solitario su una barca di diciotto metri in mezzo alle tempeste dei mari del sud e altro e navigare nella baia di San Francisco circondati da gommoni e barche appoggio. Qui non si sfida affatto la natura, non ci sono onde grandi come la barca. La sfida è stata soprattutto con il progetto e la costruzione della barca più che con tutto il resto. Qualcuno forse ricorda gli incidenti senza danni alle persone occorsi anche alle barche tradizionali: Australia One che va a fondo nella baia di San Diego in pochi secondi spezzata in due, senza danni alle persone, oppure nel 2000 Young America miracolosamente tenuta a galla dopo aver subito lo stesso incidente: cedimento della coperta. Cambieranno i regolamenti? Non si sa, di sicuro ci saranno riunioni tra i sindacati e con ogni probabilità gli americani tenteranno di proibire il soling per avere da questo incidente dei vantaggi nei confronti di Luna Rossa e New Zealand. Ad Artemis resta la seconda barca, quella buona, per affrontare le regate di selezione.

 link da vedere:

http://www.guardian.co.uk/sport/2013/may/10/andrew-simpson-dies-yacht-capsizes

http://www.wired.com/autopia/2013/05/americas-cup-boat-crash

http://www.youtube.com/watch?v=99xnJSBRzkE

http://www.independent.co.uk/sport/general/sailing/andrew-simpson-a-landlocked-lad-who-caught-the-sailing-bug-8610276.html