Bravo Neville Crichton: l’armatore neozelandese dopo aver vinto di tutto con il suo Alfa Romeo, averlo venduto, ha scelto di costruire un “minimaxi” per restare più al centro della flotta. Prima il primato in tempo reale, adesso il primato in tempo compensato. Con il suo Shockwave ha vinto la regata della Giraglia in tempo compensato: la sua per tradizione è la vera vittoria della regata, che è sempre stata dedicata alle classi d’altura a compenso. Della vittoria in tempo reale si sono sempre impadroniti gli uffici stampa delle grandi barche, per cui è stato sempre facile vincere in tempo reale e quasi sempre impossibile vincere anche in compensato. Così si è trasformato “è arrivato primo in tempo reale” in ha vinto. Al punto che dopo questa confusione lo Yacht Club Italiano ha finito per cedere e istituire un premio per la vittoria in tempo reale. Quella, nella edizione numero 58, è andata all’ex Alfa Romeo II, ora Esimit II: gestito da Flavio Favini e con sponsor Gazprom. Poteva essere una edizione da record ma non lo è stata: le barche sono arrivate come palle di schioppo in Corsica, ma poi sono rimaste in bonaccia.

Pochi hanno scritto cosà è stata davvero l’azione di sequestro della barca di  Flavio Briatore, si tratta in realtà di una “cattura” un “internamento” o meglio un atto di guerra con cui l”Italia ha sostanzialmente dichiarato guerra alle isole Cayman e ovviamente alla nautica da diporto e ai megayacht. Il primo risultato concreto del sequestro (confisca?) è che tutti gli avvocati e i commercialisti che hanno clienti importanti hanno caldamente consigliato ai loro assistiti di girare alla larga dalle acque territoriali italiane e di non correre rischi. Spannometricamente il danno diretto per il turismo nautico della prossima stagione può essere di qualche centinaio di milioni di euro. Non molto, non poco. Certo molto di più di quello che sembra essere il valore della nave di Briatore. E sarà un danno ripetibile, come le ricette: via le barche dall’Italia da qui ai prossimi cinque, dieci anni. Quelle degli italiani, quelle degli stranieri. Mentre si tentava faticosamente di costruire l’immagine di una Italia navigabile le lancette dell’orologio tornano indietro di qualche decennio. Si torna al disastro Goria, il redditometro anti inflazione che era solo una bella scusa per chiedere alle fasce sociali più deboli più sacrifici. Sarebbe interessante sapere quale comportamento avrebbe tenuto la Finanza se invece della bandiera delle Cayman il Force Blue avesse issato quella inglese, come fanno molti megayacht. Intendiamoci: Briatore non è simpatico, tuttavia sembra avere delle buone ragioni in questo caso. E la sua vicenda ha attivato l’uso di una serie di luoghi comuni impressionanti nei confronti della nautica. Intanto qualcuno spieghi ai quotidiani che avere una nave da diporto con bandiera italiana è impresa quasi impossibile, oltre che inutile. Non si tratta di bandiere ombra, ma spesso anche del modo per avere gli equipaggi migliori, i registri migliori. Le navi da diporto sono quasi tutte offerte in charter e sono, come il Force Blue, nei cataloghi delle società di brokeraggio più importanti.  Come finirà? Un bel garbuglio: non sembra che Briatore abbia torto, e come era successo per il leasing è possibile che qualcuno dovrà fare marcia indietro.