Volvo Race senza Italia 70

Altura, Sport — By on 6 aprile 2011 09:00

Il giro del mondo a vela in equipaggio è una regata carica di antiche suggestioni: gran parte della navigazione avviene lungo rotte che con i loro pericoli hanno scritto la storia delle esplorazioni, il fondo del mare è costellato di relitti di audaci navigatori che, soprattutto per soldi, hanno girato il mondo per ordine di principi e re. Gran parte della rotta percorsa da chi vuole girare il mondo senza passare da Panama o Suez naviga su una strada aperta dai portoghesi inviati dal Enrico il Principe Navigatore per assicurare al Portogallo il commercio delle spezie e nuove terre, fino ad allora controllato da Venezia e Genova attraverso la porta d’oriente: Istanbul.

E’ stata una regata che ha appassionato molto i velisti italiani fin dalla prima edizione nel 1973, nata con la collaborazione della birreria Whitbread. Allora era davvero la massima espressione della navigazione oceanica, che si affrontava con barche relativamente piccole. Adesso che arriva alla undicesima edizione si chiama Volvo Ocean Race, è gestita dal velista norvegese Knut Frostad, che prima di sedere in ufficio si è fatto i calli al timone. La prossima edizione partirà dal porto spagnolo di Alicante nell’autunno del 2011 per finire a Galway, in Irlanda nell’estate del 2012 toccando, dopo tappe di vario contenuto tecnico, i porti di Città del Capo in Sudafrica, Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti, Sanya in Cina, Auckland in Nuova Zelanda, Itajai in Brasile, Miami negli USA, Lisbona in Portogallo e Lorient in Francia. Per la terza volta si utilizzano i Volvo Open 70, barche costruite con una regola che premia le prestazioni e lo spettacolo. Tra gli iscritti doveva esserci anche Giovanni Soldini con Italia 70, una barca messa a disposizione da John Elkan per un progetto cui ha collaborato anche Carlo Croce. Purtroppo non è stato possibile assicurare al team un budget adeguato a raggiungere buoni risultati. Si sono impegnati in prima persona lo stesso Giovanni e Carlo Croce.

Gli organizzatori volevano a tutti i costi una barca italiana in gara, e per primi hano cercato di assicurare un aiuto logistico a Italia 70. Ma la crisi economica mondiale penalizza anche altri iscritti: a pieno budget sono solo quattro. Il fortissimo team francese Groupama che passa dai trionfi atlantici sui multiscafi a questa regata dove nel tempo è divenuta molto importante una parte tecnica più che eroica. Non a caso è stata vita con Ericsson l’anno scorso dal brasiliano Torben Grael considerato il più grande velista vivente con cinque medaglie olimpiche, e da Paul Cayard che era al debutto oceanico dopo una carriera di regate brevi. Abu Dhabi arma una barca che è in costruzione qui in Italia presso Persico, che aveva lavorato anche per Luna Rossa. Dall’America arriva Puma, dalla Spagna arriva Camper, in realtà il cuore è del mitico Team New Zealand, la nazionale della vela neozelandese, condotta da un mito di questa regata, l’inossidabile Grant Dalton. Ci sono in nota altri due team spagnoli, al momento segnalati come confidenziali. Frostad è anche corso ai ripari per cercare di portare in regata qualche altro concorrente: quattro veri sono troppo pochi per una regata che si rispetti, e che ha una organizzazione complessa. Noi abbiamo la nostra idea sulla “crisi” del giro del mondo in equipaggio. La classifica a punti, le regate di un giorno dimostrative per il pubblico, un percorso che ha lasciato la Great Circle Route per finire in Cina, hanno finito per togliere alla regata il primato della leggenda. Insomma, un po’ come togliere il pavè alla Parigi Roubaix. Non è più la stessa cosa.

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2 Comments

  1. silverio scrive:

    “Non è più la stessa cosa.”

    sono assolutamente d’accordo!

    cosa dire peraltro dell’America’s Cup????

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