La voce di Bertelli

America's Cup, Sport — By on 18 maggio 2013 07:29

Patrizio Bertelli volato a San Francisco dopo la tragedia di Artemis ha convocato una conferenza stampa  in cui ha spiegato il punto di vista di Luna Rossa e raccontato i passi fatti in questa settimana. In una situazione che non è molto chiara il team, riunito da Bertelli ha deciso come comportarsi nelle prossime settimane per aumentare la sicurezza dei velisti.  L’equipaggio si è dichiarato fiducioso di poter gestire Luna Rossa e Luna Rossa non accetterà cambiamenti del Protocollo che non siano nella direzione della sicurezza ma che utilizzino la tragedia successa per modificare le regole di regata in maniera che favoriscano altri team. Luna Rossa non accetterà imposizioni dall’alto. Tra le righe si comprende come nelle riunioni che ci sono stati sia concreto il sospetto che qualcuno voglia limitare i vantaggi che Luna Rossa ed Emirates Team New Zealand hanno nel foiling nei confronti dei suoi avversari. Va ricordato che Oracle e Artemis hanno costruito le loro prime barche senza prevedere questa possibilità e tra incidenti e aggiornamenti hanno perso molte settimane di allenamento, mentre Luna Rossa e ETNZ hanno macinato senza incidenti giorni e giorni di allenamento: che le barche siano migliori? Di fatto Oracle e Artemis sono sindacati che hanno una sola barca valida e  la distruzione della prima piattaforma Artemis, che si era comunque già dimostrata inservibile in regata,limita il team nella sperimentazione di ali e componenti.
Dopo la morte di Andrew Simpson è iniziata una settimana di silenzio assordante, in cui nessuno ha sentito il dovere di spiegare fatti semplici. In quello che è accaduto  bisogna accettare anche un dose di fatalità negativa, la storia ci racconta tragedie con ogni tipo di barca ma anche storie di buona sorte, è andata bene a molti velisti con mari ben peggiori e senza assistenza. E’ ovvio fare il paragone con un solitario che naviga a 50 gradi di latitudine sud con pilota automatico planando a 30 nodi e più. C’è chi si è ribaltato e rimasto dentro la barca relitto in una bolla d’aria per giorni prima di essere salvato (uno per tutti il salvataggio di Tony Bullimore).
E’  incredibile che Russell Coutts si sia limitato a poche righe ufficiali e che alle riunioni dei team riprese dalle telecamere abbia mandato James Spithill, certo è il timoniere ma non è l’uomo che ha preso le decisioni che adesso pesano sulla Coppa. Anche Larry Ellison tace, anzi la sera della tragedia ha presentato un libro.
Da mesi questa, nei fatti fondamentali,  è la Coppa del Silenzio, in cui chi la gestisce non sente alcun dovere nei confronti del pubblico che infatti è sempre più lontano e distratto. Non basta nominare una commissione di esperti (senza neanche un italiano… su tre soli sfidanti ci poteva stare). Costruita sullo spettacolo scegliendo barche estreme si fonda su un errore di fondo: pensare che siano la barche e non gli uomini a far la battaglia sul campo e quindi lo spettacolo, e pensare che lo stesso formibabile (bisogna riconoscerlo) sistema di ripresa on board non possa rendere spettacolari barche più sicure e in fondo adatte al match race.  Se non ci piacciono le sportellate tra Luna Rossa e America One del 2000 ci sono quelle in Australia di Dennis Conner con i 12 metri SI. Eppure le regate di Napoli sono state una grande lezione di come il pubblico possa arricchire l’evento e anzi sia fondamentale,  è stato un pubblico incredibili e unico nella vela, ci sono pochi posti e poche regate al mondo dove il lungo mare si riempie di 150 mila spettatori: il Solent per la Whitbread (lacrimuccia per un patrimonio perduto a favore del marketing moderno), Auckland, Sydney, la Bretagna.  Certo, la vela è uno sport difficile da raccontare, da spiegare, ma ci si può riuscire se si esce dalla dimensione “lifestyle” per entrare in quella “sport”: operazione difficile ma del tutto possibile, abbiamo digerito regole e spettacolo ben più complessi.
La disgrazia è stata un colpo feroce in uno sport che vive ancora di snobismo e che crede che la distanza sia un valore.  Non è così, e se la vela è uno sport isolato, che fatica a trovare una dimensione professionale e autentica e quindi sponsor tra i motivi si sono anche proprio in questo modo di gestire il pubblico pensando che non sia un essere intelligente, che ragiona. La folla, per quanto leggera, di solito sa riconoscere i suoi campioni, chi vince bene e chi perde con dignità.

 

http://www.youtube.com/watch?v=xyunIljH63I&feature=youtu.be

 

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