Italiani a Valencia

America's Cup — By on 7 febbraio 2010 20:00

Si parla tanto italiano in questi giorni Valencia. Si spera in una pacifica conclusione della Coppa 33 per iniziare a lavorare a una nuova edizione multi challenge. Cosa può succedere? Intanto in caso di vittoria di Alinghi è molto probabile che Green Challenge di Francesco De Leo e Lorenzo Rizzardi, sfida lanciata con il guidone del Circolo Vela Gargnano diventi il Challenger of Record, ovvero il primo degli sfidanti e quello che con il Defender decide le nuove regole del gioco. Nato sulle ceneri di +39 il sindacato ha tentato anche una sfida con i multiscafi poi rifiutata. Sarebbe la prima volta nella storia che due club con base su un lago hanno in mano la Coppa America. Risultato di una svista del 2003, quando i challenger accettarono la sfida della SNG senza valutarne fino in fondo le conseguenze.
In caso di vittoria di Bmw Oracle è possibile che questo onore vada a Mascalzone Latino, che fin dalla prima ora si era schierato con gli americani, Vincenzo Onorato, che ha ceduto la presidenza del team alla moglie Lara, sarebbe alla terza partecipazione dopo il 2003 e il 2007. Al momento per partecipare alle regate di Auckland e Maddalena del LVT ha assoldato il timoniere Gavin Brady e il tattico Flavio Favini e sulle vele avrà il logo Audi.
Gli altri italiani pronti a partecipare sono la nuova Azzurra, che riparte con lo spirito della primissima condotta da Riccardo Bonadeo e s.a. Karim Aga Khan. Hanno scelto per timoniere il palermitano Francesco Bruni e per tattico Tommaso Chieffi. Azzurra, che ne ha vinto la prima tappa a Nizza, e Mascalzone in marzo saranno a Auckland per il Louis Vuitton Trophy.
Ma non manca all’appello degli aspiranti Patrizio Bertelli, che desidera la quarta partecipazione di Luna Rossa e tiene attiva la rinnovata ciurma (si fa per dire ovviamente) dal cuore tutto brasiliano grazie a Torben Grael e Robert Scheidt correndo nel circuito dei TP 52. Bertelli dopo un incontro segreto, in cui lo voleva assumere, fatto ad Alicante con Russell Coutts aveva capito che questa edizione sarebbe stata un inferno legale e si era tirato indietro suscitando qualche malumore. Si è capito dopo che aveva visto lontano

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2 Comments

  1. Io credo che in un’ottica di una fine “pacifica” della XXXIII America’s Cup si risveglino tutti , proprio tutti i sindacati , Luna Rossa compresa e si possa ripensare alla ripresa sostanziale del trofeo più antico del mondo. Certo che quello che putroppo manca ora è lo “spirito” da America’s Cup. Credo che la volontà di trasformarlo in un circuito stile Formula 1 abbia danneggiato l’evento. Lo ha portato in uno stallo superiore addirittura a quello del passaggio tra i 12mt S.I. e la Iacc class. Ma hai posteri l’ardua sentenza. Show must go on.

    • Antonio Vettese scrive:

      Purtroppo, secondo il mio parere ovviamente, dinamiche troppo moderne si sono impadronite della Coppa. Mi sembra che quelli che sventolano la Coppa simile alla Formula Uno siano giovani rampanti, figli delle scuole di marketing più che di cultura sportiva, non hanno capito quanto è più bella la vecchia Coppa… In fondo il Deed of Gift, scritto nel 1858/9 ha prodotto perfino questi multiscafi che sono uno spettacolo suberbo. Ieri c’era in mare qualche vecchio IACC, fa l’impressione di una vecchia pentola.

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